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  • BI13 - Ciclovia Claudia Augusta

    Dal Danubio al Po e all'Adriatico

  • BI3 - Sigerico

    Variante della Ciclovia Francigena

  • Ciclovia dell’Unesco

    Ponte di barche sull'Oglio

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    Da Mantova (Mn) a Sabbioneta (Mn)

    Percorso, totalmente pianeggiante, attraversa le zone umide del Parco Oglio Sud, consentendo di scoprire ambienti suggestivi e apprezzare al meglio i tesori paesaggistico-culturali del territorio. Il progetto di questo itinerario è stato curato dell'Ufficio Mantova Sabbioneta Patrimonio Mondiale Unesco e dalla Provincia di Mantova, in collaborazione con Fiab, Federazione italiana amici della bicicletta.

    Informazioni

    Tipologia di percorso itinerario su strade secondarie con scarso traffico motorizzato
    Lunghezza 47 km
    Livello di difficoltà facile
    Fondo stradale prevalente asfalto
    Bicicletta Trekking, MTB
    Luoghi d'interesse Mantova, Torre d’Oglio, San Remigio, Sabbioneta
    Informazioni pratiche
    Gpx del percorso http://www.bicitalia.org/yourls/unesco

    Alloggi per cicloturisti

    FotoPonte di barche sull'Oglio (C. Pedroni, 2011)

    Descrizione

    La ciclovia dell’Unesco, purtroppo, si sviluppa per la maggior parte dei suoi 47 chilometri su strade carrabili, anche se scarsamente trafficate. Un limite che comunque non penalizza la fruizione di questo itinerario, ideato e tracciato con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio artistico e naturalistico del territorio, garantendo la massima sicurezza possibile. Molto buona la segnaletica stradale che permette al cicloturista una navigazione spensierata, qualche problemino invece arriva dall’asfalto, in certi tratti un po’ sconnesso.

    Ci si lascia alle spalle la città di Mantova, pedalando in direzione sud ovest verso l’abitato di San Silvestro. La ciclovia comincia nel quartiere Chiesanuova, oltre la tangenziale sud, e può essere complicato individuare il punto di partenza. Per evitare inutili perdite di tempo, è preziosa la cartina della ciclovia disponibile presso l’Ufficio informazioni turistiche del Comune di Mantova.

    Fin dai primi colpi di pedale emerge chiaramente la natura culturale di questo itinerario che offre deviazioni di interesse artistico praticamente in ogni paese che attraversa. A Buscoldo, per esempio, c’è la chiesa parrocchiale tardo barocca dedicata a Santa Maria in Prato; a Torre d’Oglio l’oratorio del Correggioli; a San Matteo delle Chiaviche, nel comune di Viadana, l’area golenale, il cui nome si rifà all’impianto idrovoro che prende l’acqua dal fiume Oglio per irrigare le fertili campagne circostanti; a Commessaggio il Torrazzo fatto erigere da Vespasiano Gonzaga (ma qui è consigliata anche una degustazione dei dolcissimi meloni locali).

    Il modo migliore per gustarsi la pedalata da Mantova a Sabbioneta è abbandonarsi alla bellezza del paesaggio, tra vigneti e frutteti di mele, ombrosi boschi di latifoglie ed enormi distese di campi coltivati. In questo modo si riuscirà a entrare in sintonia con il territorio e sarà più facile lasciarsi guidare alla scoperta dei suoi piccoli tesori, lontani dai circuiti del turismo organizzato.

    La foce dell’Oglio, in prossimità della confluenza con il Po, giunge quasi a metà del percorso e offre un’occasione invitante per una sosta. Lo storico ponte di chiatte realizzato nel 1926, a metà strada tra i comuni di Viadana e Marcaria, è stato recentmente restaurato e riaperto dopo la piena del 2013, che aveva danneggiato alcune barche in cemento. Dopo la ristrutturazione del ponte nel 2009 in realtà i nuovi attracchi delle barche sono geometricamente inadatti alle forti magre del fiume che si abbassa troppo. In piena estate pertanto è possibile che il ponte sia chiuso per questa ragione ed è opprtuno conasultare il sito web della Provincia di Mantova. http://www.provincia.mantova.it/context.jsp?ID_LINK=358&area=7

    Nell’ultimo tratto si percorre la strada Vitelliana, antica via militare romana fatta costruire dal proconsole Vitellio. Ancora qualche chilometro ed ecco Sabbioneta rinominata da alcuni la “piccola Atene” del Rinascimento (a proposito: secondo l'avvocato e scrittore americano Richard Paul Roe, la famosa commedia Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare non sarebbe ambientata ad Atene, bensì a Sabbioneta) e da altri “la città ideale”. La ciclovia conduce direttamente in piazza Ducale e concede una trionfale prospettiva sul Palazzo Ducale, simbolo della città e della sua (antica) grandezza.

    IDEE PER LA SOSTA

    Città ideale

    Dal 2008 Sabbioneta fa parte del patrimonio dell’umanità tutelato dall'Unesco. La motivazione risiede nella sua eccezionalità di città di fondazione costruita nell’arco di tre decenni per volontà del principe Vespasiano I Gonzaga. Secondo l’Unesco la cittadina mantovana è un esempio perfetto di applicazione delle teorie rinascimentali nella progettazione della città ideale.

    Santuario della Beata Vergine Maria delle Grazie

    A Curtatone (località Le Grazie) merita una breve sosta questa chiesa di stile gotico lombardo che, con la sua imponente facciata, sovrasta le acque palustri del Mincio.

    Battaglia di Curtatone e Montanara

    Combattenti toscani e napoletani da una parte, truppe asburgiche dall’altra. Tra Curtatone e Montanara, il 29 maggio 1848 , ha luogo la battaglia simbolo della prima guerra di indipendenza italiana. Commemorazioni ogni anno in quella data; e, in progetto, la nascita di un eco-museo della Battaglia nei luoghi dell’evento.

  • Ciclovia della Val Cavallina

     

    Da Trescore Balneario (Bg) a Castello di Monasterolo (Bg)

    Itinerario breve e totalmente pianeggiante, anche se in difetto di alcuni tratti protetti che potrebbero farne un percorso ideale anche per le famiglie con bambini. Da valutare la possibilità di allungare il percorso di un paio di chilometri per raggiungere il lago di Endine (non navigabile con barche a motore), vera oasi di pace.

    Informazioni

    Tipologia di percorso pista ciclabile in sede protetta con alcuni tratti di traffico promiscuo
    Lunghezza 13 km
    Livello di difficoltà facile
    Fondo stradale prevalente asfalto, sterrato
    Bicicletta Trekking, MTB
    Luoghi d'interesse Trescore Balneario, Entratico, Luzzana, Lago di Endine
    Informazioni pratiche
    Gpx del percorso http://www.bicitalia.org/yourls/valcavallina

    Alloggi per cicloturisti

    Foto

    Descrizione

    Il nome rischia di deludere un po’ i fan delle terme perché Trescore Balneario, famosa fin dai tempi dei romani per i suoi bagni, non si è ancora dotata di una struttura in grado di attivare quel turismo legato a Spa e centro benessere che tanto interesse muove in questo periodo. Peccato perché al ritorno da una gita in bicicletta (l’escursione è così breve che si può pensare di fare avanti e indietro), un bagno rilassante sarebbe l’ideale. Infatti, di passaggio da queste parti, nel 1862, se lo fece anche Giuseppe Garibaldi.

    Ci si può consolare con una bella visita all’imponente villa Terzi, in località Canton, esempio significativo di architettura seicentesca con il giardino all'italiana esaltato dalle statue di Giovanni Antonio Sanz. Dopo la partenza da Trescore, si pedala con il corso del fiume Cherio sulla destra e lungo la sponda meno urbanizzata della valle, ma solo in certi tratti la pista riesce a “staccare” realmente dal rumoroso traffico motorizzato. Dopo pochi chilometri di superano Entratico (sulla destra) e Luzzana (sulla sinistra) ma chi fosse interessato a una vista a questi piccoli borghi è costretto ad abbandonare momentaneamente la ciclabile, che li sfiora soltanto.

    A Borgo di Terzo c’è un doppio attraversamento del Cherio che segna l’inizio di alcuni tratti non protetti che continuano fino alla piana di Casazza. Da qui alla fine della pista manca solo un lungo rettilineo che conduce al Castello di Monasterolo. In realtà il paese vero e proprio si trova un paio di chilometri più avanti, all’esterno del circuito ciclabile, sulle rive del lago di Endine. Si tratta di uno dei più puliti di tutta la regione ed è dotato di una bella passeggiata di cui conviene approfittare per godesi la quiete lacustre tra canneti, anatre e cigni. Di origine glaciale, durante l’inverno è facile trovarlo completamente ghiacciato in superficie.

    IDEE PER LA SOSTA

    Villa Terzi

    In località Canton, nei pressi di Trescore Balneario, è forse l’attrazione culturale più significativa di tutto l’itinerario. Per organizzare una visita contattare l’ufficio Iat Pro Loco di Trescore Balneario (telefono 035/944777).

    Museo della Val Cavallina

    Il museo documenta i materiali che si riferiscono alla storia, all’ambiente e alla popolazione della Val Cavallina. Sul sito del museo è possibile trovare informazioni sugli orari e le visite guidate. http://www.museocavellas.it/

    Pastificio del Borgo

    Tappa obbligata per tutti i gourmand, questa bottega produce pasta e tortelli di qualunque forma e colore, dai classici casoncelli bergamaschi ai ravioli con ripieno di branzino. Si trova lunga la statale della Val Cavallina, nella via Privata Agazzi (telefono 035/822074).

  • Ciclovia Peschiera del Garda - Mantova

    greenway tra Mantova e Soave

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    Da Peschiera del Garda (Vr) a Mantova (Mn)

    Itinerario lungo ma totalmente protetto, pianeggiante e dotato di una buona segnaletica (a parte i primi chilometri a Peschiera del Garda). L’unica insidia potrebbe essere il vento, vista l’esposizione del percorso. Per la stessa ragione è bene fare attenzione anche ai mesi caldi (giugno, luglio e agosto), in cui la temperatura può rendere davvero difficile pedalare.

    Informazioni

    Tipologia di percorso pista ciclabile in sede protetta
    Lunghezza 44 km
    Livello di difficoltà facile
    Fondo stradale prevalente asfalto
    Bicicletta Trekking, MTB, Bici da corsa
    Luoghi d'interesse Peschiera del Garda, Valeggio sul Mincio, Pozzolo, Marengo, Soave, Mantova
    Informazioni pratiche
    Gpx del percorso http://www.bicitalia.org/yourls/peschieramantova

    Alloggi per cicloturisti

    Fotogreenway tra Mantova e Soave (C. Pedroni, 2006)

    Descrizione

    Siede Peschiera, bello e forte arnese. È già in questo verso di Dante, canto XX dell’Inferno, lo spirito militare di Peschiera del Garda ricca di fortificazioni, bastioni e fossati, già roccaforte strategica per Venezia, Napoleone e gli austriaci.

    Per raggiungere la sponda destra del Mincio da cui parte la pista ciclabile si esce da Porta Brescia e si segue un filare di pioppi che indica la via al fiume. Monzambano è il primo paese che si incontra: è uno dei tredici comuni che fanno parte del Parco Regionale del Mincio, un’area protetta che si allunga dal Garda al Po e che ospita l’intera ciclabile. Una buona occasione per scoprirsi birdwatcher (sono oltre 200 le specie di uccelli registrate all’interno del parco) e per osservare le cicogne bianche, reintrodotte qualche anno fa presso il Centro di Bertone, a Goito (raggiungibile con una deviazione di pochi chilometri).

    Pedalare verso Mantova è un tuffo nella natura e nel silenzio, un paesaggio ipnotico dal quale però è bene non farsi distrarre troppo visto che i margini del Mincio e dei suoi canali sono quasi sempre senza protezione. Lungo la strada si possono ammirare il ponte-diga di Valeggio, costruito nel XIV secolo per volere di Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano, e i mulini di Borghetto, un minuscolo villaggio che sfruttava il corso dell’acqua per la macinazione di cereali, frumento e riso. Qui c’è ombra in abbondanza e una bella vista del ponte visconteo e se l’appetito si fa sentire chioschi, trattorie e ristoranti offrono menu per ogni esigenza.

    La pista ciclabile e il Mincio continuano a braccetto fino a Pozzolo, dove la strada piega leggermente a oriente, verso Mantova. Si attraversano i canneti che un tempo furono paludi prima di avvistare i quattro laghetti su cui Mantova sembra sospesa. Ma non è ancora finita. A Marmirolo, cinque chilometri dal centro città, si può iniziare un altro viaggio, quello all’interno della Riserva naturale Bosco Fontana, un tempo luogo di caccia dei Gonzaga, oggi area protetta e custode delle antiche foreste di latifoglie.

    IDEE PER LA SOSTA

    Peschiera del Garda

    Si chiama così da meno di un secolo (dal 1930, per l’esattezza) ma è abitata fin dalla preistoria, quando era un importante centro di scambi. I primi insediamenti risalgono all’età del Bronzo e gli studiosi hanno individuato almeno sette villaggi palafitticoli. Oggi il monumento più visitato è il Santuario della Madonna del Frassino che deve il suo nome a una curiosa vicenda che interessò il suo fondatore, Bartolomeo Broglia, nel 1510. Aggredito da un serpente, invocando la statuetta della Madonna che vide materializzarsi tra i rami di un frassino.

    Gastronomia fluviale

    Inevitabile che il Mincio, protagonista di questa ciclovia, sia protagonista anche a tavola: gli amanti delle specialità locali possono sbizzarrirsi tra luccio, anguilla e trota. Tra i primi piatti i grandi protagonisti sono i tortelli, oltre alla zucca, classica preparazione mantovana con amaretti, mostarda e noce moscata, vengono spesso proposti anche alle erbette.

    Riserva naturale Bosco Fontana

    Si estende su un’area di oltre 230 ettari ed è ciò che rimane delle antiche foreste che, un tempo, ricoprivano tutta la Pianura Padana. Ha la forma di un quadrilatero pianeggiante, con i lati di circa 1.500 metri di lunghezza. Nel cuore della foresta c’è una palazzina seicentesca, fatta costruire da Vincenzo I, duca di Mantova, quando la foresta era riserva di caccia della famiglia Gonzaga. Oggi è abitata soprattutto da donnole, faine e puzzole.

    Palazzo Te

    Costruito tra il 1524 e il 1534 su commissione di Federico II Gonzaga, l’opera dell'architetto Giulio Romano ha reso Mantova celebre nel mondo. Il palazzo è un edificio a pianta quadrata con al centro un grande cortile, pure quadrato, attrezzato con quattro entrate (una per lato). L’ingresso principale rivolto verso la città è la cosiddetta Loggia Grande, nella parte esterna composta da tre grandi arcate.

  • Il sentiero della Valtellina

    ciclabile in uscita da Bormio

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    Da Colico (Lc) a Grosio (So)

    Itinerario prevalentemente pianeggiante (il dislivello totale non arriva a 500 metri), con qualche salita nell’ultimo tratto, da Tirano a Grosio. Il sentiero della Valtellina offre una discreta varietà di panorami tra fondo valle e piccole cittadine, ma la sua lunghezza (quasi 100 km) suggerisce di mettere in conto due o tre giorni di escursione, così da avere anche più tempo per le visite lungo il percorso.

    Informazioni

    Tipologia di percorso pista ciclabile in sede protetta con alcuni tratti di traffico promiscuo
    Lunghezza 97 km
    Livello di difficoltà facile
    Fondo stradale prevalente asfalto
    Bicicletta Trekking, MTB
    Luoghi d'interesse Colico, Morbegno, Sondrio, Cedrasco, Chiuro, Teglio, Tirano
    Informazioni pratiche
    Gpx del percorso http://www.bicitalia.org/yourls/valtellina

    Alloggi per cicloturisti

    Fotociclabile in uscita da Bormio (C. Pedroni, 2008)

    Descrizione

    La Valtellina è un microcosmo alpino, ricco di varietà naturali e culturali, corrispondente al bacino idrico dell’Adda, a monte del Lago di Como. Alla Valtellina appartengono diverse valli laterali, come la Val Malenco, la Val Masino e la Valle del Bitto, mentre la Val Poschiavo è già oltre il confine svizzero.

    Il fiume Adda determina un clima particolare nella valle: il versante retico, esposto a sud, gode di un caldo secco che ha favorito lo sviluppo di un’importante attività vinicola; il versante orobico, invece, esposto a nord, è caratterizzato da un freddo umido che ha incentivato l’allevamento.

    Anche se si chiama “sentiero” la strada che attraversa la Valtellina è una pista ciclopedonale a tutti gli effetti, tra l’altro anche molto trafficata nei giorni festivi. La partenza da Colico avviene di fianco allo storico imbarcadero e concede al ciclista fantastiche vedute sul lago e sulle montagne circostanti. Pedalando verso la foce dell’Adda si è subito tentati da una piccola deviazione per ammirare il Forte Fuentes, costruito nel XVI secolo dagli spagnoli per controllare il valico alpino.

    Foresta e campo coltivati si alternano nel tratto che porta a Morbegno. L’ingresso nel paese è in leggera salita ma le calorie necessarie per giungere fino in centro si potranno recuperare facilmente con uno spuntino a base di formaggi e salumi locali. La parte del leone la fa sicuramente il Bitto, il formaggio che troneggia tra l’altro nella ricetta dei pizzoccheri, la più famosa specialità della Valtellina.

    Superata Morbegno si attraversa la Statale 38 per proseguire in direzione di Talamona. A Cedrasco si affronta uno dei tratti più suggestivi (e attrezzati, vista l’abbondanza di aree giochi destinate ai bambini) di tutta la pista valtellinese. Poi, a quasi 50 chilometri da Colico, il Santuario della Madonna di Sassella annuncia Sondrio. È il più piccolo dei capoluoghi italiani di provincia, comodo come base di appoggio per qualunque necessità, anche se è difficile che una realtà urbana riesca a trattenere il ciclista dalla sua voglia di pedalare per la valle. Anche perché, pochi chilometri più avanti, si raggiunge Chiuro, circondato da decine di vigne ed epicentro della viticoltura valtellinese.

    Il sentiero di valle sfiora il piccolo borgo di Teglio, da cui deriva il nome Valtellina (in latino Vallis Tellina), prima di giungere a Tirano, presidiato dal rinascimentale Santuario della Madonna, a pochi metri dal confine con la Svizzera. Da questo momento in avanti la salita si fa decisamente sentire e, negli ultimi 15 chilometri per arrivare fino a Grosio (656 metri sul livello del mare), la fatica è assicurata.

    IDEE PER LA SOSTA

    Santuario della Madonna di Sassella

    Sorge su uno sperone del versante retico ed è una specie di sentinella sulla strada per Sondrio. Negli anni passati gli abitanti di Sondrio avevano l’abitudine di passeggiare nelle domeniche di primavera fino alla Sassella, passando lungo la vecchia mulattiera, tra rocce e vigne. Il santuario ha dato il nome al vino Valtellina Superiore Docg, più noto con il nome di Sassella.

    Riserva Naturale Bosco dei Bordighi

    È uno dei pochissimi lembi di boschi ripariali rimasti. Offre la possibilità di avvistare specie botaniche poco diffuse come la felce Matteuccia struthiopteris, oltre a una grande varietà avifaunistica.

    Parco della incisioni rupestri

    A pochi passi dal centro di Grosio, il parco offre visite guidate e laboratori didattici per i bambini. La principale attrazione è la Rupe Magna, con il suo vasto corredo di incisioni. Per informazioni: 0342/847233 oppure Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

  • Itinerario ciclabile della Valchiavenna

     

    Da Verceia (So) a Castasegna (So)

    Si parte dal lago di Mezzola, una manciata di chilometri a nord di Colico. Nella prima parte del percorso la ciclabile si sviluppa attraverso la piana di Chiavenna e non presenta particolari difficoltà. Da Chiavenna in avanti, invece, la salita comincia a farsi sentire, soprattutto dopo Borgonuovo fino al confine con la Svizzera, capolinea di questo itinerario. Ottima la segnalazione lungo tutti i 33 chilometri del percorso.
    I 670 metri di dislivello totale rendono questo itinerario impegnativo.

    Informazioni

    Tipologia di percorso pista ciclabile in sede protetta, brevi tratti su strade consortili e provinciali
    Lunghezza 33 km
    Livello di difficoltà difficile
    Fondo stradale prevalente asfalto
    Bicicletta Trekking, MTB, Bici da corsa
    Luoghi d'interesse lago di Mezzola, Chiavenna, Piuro, Villa di Chiavenna
    Informazioni pratiche
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    Alloggi per cicloturisti

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    Descrizione

    Almeno fino al Medioevo il lago di Mezzola non esisteva, essendo tutt’uno con il lago di Como che in quel tratto veniva chiamato di Chiavenna. I depositi alluvionali portati dal fiume Mera hanno interrato la cime del lago, dando vita al piccolo lago che offre una fantastica prospettiva sul monte Legnone. Si costeggia la riva del lago fino a raggiungere Novate Mezzola, dove si ritrova la Mera e si pedala tra campi coltivati e piccoli insediamenti agricoli. Qui la ciclabile taglia la strada alla Statale 36, che poi fortunatamente prosegue lontano dalla pista, portandosi via il rumore fastidioso del traffico motorizzato.

    A Giumello, dieci chilometri dopo il via, ci si addentra nella piana di Chiavenna. Si pedala ancora in piano, fino a Bedogna, dove di saluta la Mera e si svolta a est per attaccare i primi tratti di salita, che comunque rimane facilmente pedalabile fino a Chiavenna. La cittadina che dà il nome alla valle ne è anche il centro turistico più importante, primato consolidato con le Bandiere arancioni che il Touring Club Italiano ha riconosciuto a Chiavenna per la qualità turistico-ambientale.

    Crocevia ben noto a tutti gli amanti della montagna, da qui infatti partono le strade per i passi dello Spluga (Val San Giacomo) e del Maloja (Val Bregaglia), Chiavenna sta diventando familiare anche per i ciclisti che ne, d’estate, apprezzano il clima più fresco rispetto a quello della pianura. Tappa obbligata in piazza Castello per ammirare palazzo Balbiani, storica residenza degli omonimi conti, feudatari della Valchiavenna. Della costruzione originale, risalente al XIV secolo, restano però solo le pareti perimetrali e le due torri frontali.

    La Val Bregaglia, che ci accompagna fino al confine con la Svizzera, è un gioiellino di verde esaltato da un mosaico di vigneti, cascate piccole e grandi (come quelle dell’Acquafraggia, ricordate anche da Leonardo da Vinci nel “Codice Atlantico”) e imponenti muri di granito. La salita, però, si fa impegnativa, soprattutto negli otto chilometri finali. Il Pizzo Badile in bella vista è senz’altro uno stimolo a continuare, almeno fino a Villa di Chiavenna e al confine con la Svizzera, che si trova poco più avanti in località Castasegna.

    Più avanti c’è la splendida Engadina. E il passo del Maloja, chi ha gambe…

    IDEE PER LA SOSTA

    Crotti

    Termine dialettale per indicare quelle cavità naturali alla base delle montagne. In questi anfratti ci sono correnti fredde, ideali per la stagionatura e la conservazione di formaggio e insaccati. Negli anni i crotti sono diventati locali spartani in cui godersi le specialità locali. Dal 1956 Chiavenna ospita la Sagra dei Crotti, di solito durante il secondo weekend di settembre. L’appuntamento richiama circa 30 mila persone, molte delle quali provenienti da paesi stranieri.

    Marmitte dei Giganti

    Sono delle particolari erosioni glaciali scavate nella roccia nel corso dei secoli. A tutela di questi monumenti naturali, ma anche delle numerose incisioni rupestri, è stata istituita la Riserva naturale della Marmitte dei Giganti, che si trova a pochi passi dal centro di Chiavenna.

    Cascate dell’Acquafraggia

    Hanno origine dal Pizzo Lago, a oltre 3 mila metri di quota. Il torrente Acquafraggia supera un dislivello di 1.800 metri con vari salti, gli ultimi due formano una doppia cascata che si può ammirare dal fondovalle, presso l’abitato di Borgonuovo di Piuro.

  • Naviglio Grande

    Abbiategrasso, il Castello

    Al pari della ciclabile della Martesana e del Naviglio Pavese, il Naviglio Grande è un classico per tutti i ciclisti milanesi e lombardi. Il percorso è prevalentemente su pista dedicata lungo gli argini del Naviglio.

  • Pista ciclabile del Lago di Varese

    Lago di Comabbio

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    Da Gavirate (Va) a Gavirate (Va)

    Il classico percorso ad anello in questo caso è arricchito da una piacevole deviazione, sempre su pista ciclabile, per un altro lago, quello di Comabbio. L’itinerario è facile e adatto a tutte le gambe e biciclette ma durante i periodi di alta stagione, soprattutto alla domenica, può essere molto trafficato!

    Informazioni

    Tipologia di percorso pista ciclabile in sede protetta
    Lunghezza 47 km
    Livello di difficoltà facile
    Fondo stradale prevalente asfalto
    Bicicletta Trekking, MTB, Bici da corsa
    Luoghi d'interesse Gavirate, Groppello, Schiranna, Bodio, lago di Comabbio
    Informazioni pratiche
    Gpx del percorso http://www.bicitalia.org/yourls/lagovarese

    Alloggi per cicloturisti

    FotoLago di Comabbio (F. Ranieri)

    Descrizione

    Non c’è una ragione particolare (a parte la comodità di poter sfruttare il locale noleggio biciclette) ma quasi tutti i ciclisti che affrontano l’anello intorno al lago di Varese decidono di partire da Gavirate. Subito dopo la partenza c’è già l’occasione di una fermata: appena fuori dall’abitato di Gavirate, infatti, con una deviazione a sinistra lungo via don Macchi, si può raggiungere il chiostro benedettino di Voltorre. Tornati sul percorso ciclabile si pedala attraverso Oltrona al Lago, Groppello, Calcinate del Pesce, base di un aereoporto di volo a vela, per poi giungere a Schiranna, ultima località della sponda settentrionale del lago. A Schiranna si può approfittare di un lido attrezzato molto sfruttato dagli abitanti della vicina città di Varese: nelle domeniche estive potrebbe esserci parecchia gente.

    Adesso si pedala immersi in un fitto canneto e le acque del lago appaiono solo sporadicamente. Dopo un paio di chilometri si giunge a Bodio Lomnago in cui è piacevole fermarsi per una breve sosta nel nuovo porticciolo da cui si gode una vista splendida sul lago sovrastato dal massiccio del Monte Rosa. Probabilmente il traffico (di biciclette) non permetterà grandi velocità ma è bene limitare il più possibile l’andatura perché in certi tratti ci sono curve molto strette (a volte anche a 90 gradi) che si vedono all’ultimo momento.

    Il tratto che conduce a Cazzago Brabbia è quello più lontano dalle rive del lago e uno dei più tortuosi di tutto il percorso. Chi decidesse di fermarsi in paese ne può approfittare per visitare le vecchie ghiacciaie che si trovano proprio di fianco al porto. Le ghiacciaie erano depositi dove, in passato, veniva ammassato il ghiaccio per conservare il pescato nei mesi caldi.

    Nell’ultimo tratto che ci riporta a Gavirate, punto di partenza di questa gita, la pista si sviluppa a poca distanza dal lago. Ma non è ancora ora di pensare al traguardo perché, prima di arrivare a Biandronno, si può approfittare del nuovo collegamento ciclabile con il lago di Comabbio per un piacevole, e per nulla impegnativo, allungamento. Chi fosse interessato a questo extra faccia attenzione alla frazione di Cassinetta di Biandronno. Qui, infatti, in prossimità del campo sportivo, si trova la deviazione che dopo circa quattro chilometri conduce a Varano Borghi. L’itinerario sul lago di Comabbio, oasi naturalistica trionfo di piante acquatiche, è lungo nove chilometri, al termine dei quali è possibile tornare sul lago di Varese con la stessa bretella che ci ha portati a Varano Borghi.

    Sul lungo lago di Biandronno la gita volge davvero al termine. Non resta che ammirare l’Isolino Virginia, superare il torrente Bardello, su un ponticello di legno, e percorrere gli ultimi due chilometri fino a Gavirate.

    IDEE PER LA SOSTA

    Chiostro di Voltorre

    Riconosciuto monumento nazionale nel 1911, il chiostro ha origini medievali che risalgono al XII secolo. È una specie di recinto fortificato all’interno del quale clero e contadini si rifugiavano in caso di pericolo. Per informazioni: www.chiostrodivoltorre.it

    Isolino Virginia

    È un triangolo di terra di neanche 10 mila metri quadrati situato a poca distanza dalla riva occidentale del Lago di Varese, poco prima di arrivare a Biandronno. L’area è sottoposta a vincolo in quanto sito di uno dei più famosi insediamenti della preistoria europea, ma si può visitare grazie a un servizio locale di battelli. Per informazioni: www.lagomaggiore.net

    Basilica Collegiata di San Vittore

    Chi facesse tappa a Varese, può visitare questa magnifica basilica costruita tra il XVI e il XVII secolo (ma su struttura preesistente del XII secolo). Il campanile barocco è considerato uno dei più belli della Lombardia mentre la facciata neoclassica, opera di Leopoldo Pollack, presenta colonne che sorreggono un arco a tutto sesto.

  • Pista ciclabile del Naviglio della Martesana

    Hinterland milanese

     

    Da Milano (Mi) a Trezzo sull’Adda (Mi)

    Vegetazione lussureggiante e architetture sorprendenti fanno di questo percorso ciclopedonale una piacevole occasione per trascorrere una domenica in bicicletta. Il dislivello è inesistente, l’unica difficoltà potrebbe essere la lunghezza, ma si può facilmente rimediare grazie alla metropolitana che fino a Gessate segue da vicino la pista ciclabile.

    Informazioni

    Tipologia di percorso pista ciclabile in sede protetta con alcuni tratti di traffico promiscuo
    Lunghezza 35 km
    Livello di difficoltà facile
    Fondo stradale prevalente asfalto
    Bicicletta Trekking, MTB, Bici da corsa
    Luoghi d'interesse Cernusco sul Naviglio, Inzago, Groppello d’Adda, Vaprio d’Adda
    Informazioni pratiche
    Gpx del percorso http://www.bicitalia.org/yourls/martesana

    Alloggi per cicloturisti

    FotoHinterland milanese (E. Campion, 2009)

    Descrizione

    Quando il traffico viaggiava sull’acqua, molte delle merci destinate a Milano - tutte quelle proveniente dalle regini orientali - transitavano da qui. Il fascino dei tempi andati lo si può ancora gustare ripercorrendo questa via in bicicletta, lungo i margini del Naviglio che, dal centro città, conduce fino all’Adda. Si parte da via Melchiorre Gioia (ma volendo c’è anche un collegamento ciclabile dalla Stazione di Porta Garibaldi) e dopo appena qualche colpo di pedale ci si ritrova immersi in uno scenario urbano dal “volto umano”, con i giardini delle ville di viale Padova a pochi centimetri dalla riva del Naviglio.

    Dopo dieci chilometri di viaggio si raggiunge Cernusco sul Naviglio: qui la pista sfila proprio a fianco di alcune notevoli ville nobiliari risalenti al XVII e XVIII secolo. Una delle più notevoli è Villa Alari Visconti, progettata da Giovanni Ruggeri ed edificata nel primo ventennio del Settecento. Ma in un fazzoletto di strade si possono raggiungere anche Villa Biancani Greppi, Villa Ferrario, Villa Scotti, Villa Uboldo e Palazzo Viganò.

    L’itinerario è ben segnalato (i cartelli da seguire sono quelli della ciclovia 6 della Provincia di Milano) e non presenta difficoltà di alcun genere. Si pedala sempre in senso inverso rispetto alla corrente del Naviglio e si raggiunge Gorgonzola, a metà del percorso, e poi Bellinzago, piccolo centro a vocazione rurale che fa sembrare Milano molto più lontana dei 20 chilometri già percorsi. È qui che il naviglio piega a sud-est per avvicinare l’Adda mentre le ville di Inzago, riflesse sul corso d’acqua, sono un’occasione imperdibile per una foto o… la scusa per una sosta.

    Se la stanchezza comincia a farsi sentire, è bene considerare che il meglio deve ancora venire. A partire da Cassano d’Adda, leggermente defilato rispetto al pista ma meritevole di una deviazione per via della sua imponente Fortezza Viscontea. Proprio sulla ciclabile, invece, è la grande ruota mossa dall’acqua del Naviglio, all’altezza di Groppello. La leggenda vuole che sia stata progettata da Leonardo Da Vinci in persona: non si tratta di un mulino, bensì di un noria, perché la sua funzione è quella di sollevare l’acqua per utilizzare nell’irrigazione dei campi. Prima di arrivare a Trezzo sull’Adda, dall’altra parte del Naviglio rispetto alla pista, si può avvistare il sito dell’ex cotonificio Crespi e del villaggio operaio che l’Unesco ha decretato patrimonio mondiale dell’umanità.

    IDEE PER LA SOSTA

    Villaggio Crespi

    Una piccola cittadina costruita dall’imprenditore Crespi per i lavoratori del suo cotonificio. Un progetto originale che, oltre all’alloggio, prevedeva un giardino, un orto e una serie di servizi che anticipavano le tutele dello stato. L'Unesco ha accolto il Villaggio Crespi nella lista dei suoi patrimoni in quanto “esempio eccezionale del fenomeno dei villaggi operai, il più completo e meglio conservato del Sud Europa”.

    Il Castello di Cassano d’Adda

    Anche se non ci sono fonti certe, pare che la costruzione di questa fortezza sia iniziata intorno all’anno 800. Nel Medioevo fu conteso tra Guelfi e Ghibellini, poi tra Torriani e Visconti. Edificato sul canale della Muzza e nato per funzioni militari, il castello è stato anche carcere, pretura, caserma e perfino una filanda.

    Leonardo da Vinci

    Il genio del Rinascimento soggiornò a lungo a Vaprio d’Adda. Qui, tra l’altro, dopo la morte del maestro, si trasferì il suo allievo più fedele, Francesco Melzi, portando con sé manoscritti e strumenti appartenuti a Leonardo e custodendoli a Villa Melzi, una sontuosa dimora, costruita nel 1482, dominante sul fiume che si ammira solo dall’esterno (è dimora privata); sempre a Vaprio, sul fiume, i seminterrati cinquecenteschi della Casa del Custode delle Acque ospitano la galleria interattiva ‘Leonardo in Adda’.

  • Pista ciclabile del Naviglio Pavese

    La ciclabile alla periferia di Milano

     

    Da Milano (Mi) a Pavia (Pv)

    Itinerario breve e totalmente pianeggiante, indicato anche per le gite familiari con l’eccezione dei mesi estivi in cui la combinazione tra umidità e alte temperature, soprattutto nelle ore centrali della giornata, può determinare condizioni davvero torride. La pista ciclabile segue il corso del Naviglio Pavese, le cui acque però non possono offrire alcun refrigerio.

    Informazioni

    Tipologia di percorso pista ciclabile in sede protetta con alcuni tratti di traffico promiscuo
    Lunghezza 33 km
    Livello di difficoltà facile
    Fondo stradale prevalente asfalto
    Bicicletta Trekking, MTB, Bici da corsa
    Luoghi d'interesse Milano, Certosa di Pavia, Pavia
    Informazioni pratiche
    Gpx del percorso http://www.bicitalia.org/yourls/pavese

    Alloggi per cicloturisti

    FotoLa ciclabile alla periferia di Milano (M. Conter, 2008)

    Descrizione

    Al pari della ciclabile della Martesana e del Naviglio Grande, la pista del Naviglio Pavese è un classico per tutti i ciclisti milanesi e lombardi. Si parte dalla darsena, a pochi passi dal centro città. Nel giro di pochi chilometri la frenesia e il traffico del centro cittadino è già alle spalle, lungo l’Alzaia del Naviglio Pavese il ciclista si trova a pedalare sul lato opposto a quello delle automobili e la sensazione di essere già in fuga dall’ambiente urbano è palpabile.

    La pista è tutta in discesa (la pendenza è la stessa che fa scorrere l’acqua da Milano verso Pavia) e il fondo stradale è quasi completamente asfaltato, si trovano soltanto brevi tratti di sterrato compatto su cui comunque si può procedere con qualunque tipo di bicicletta (fare solo un po’ di attenzione con la bici da corsa). Superata la Chiesa Rossa e la Conca Fallata, la chiusa più importante con i suoi quasi cinque metri di “salto”, si pedala attraverso il Parco agricolo Milano Sud, vano tentativo di arginare la furia edilizia che ha pesantemente intaccato lo scenario agricolo della Bassa.

    A Badile, frazione di Zibido San Giacomo, si attraversa il naviglio per passare sulla sponda sinistra e imboccare la nuova pista ciclabile che raggiunge la Certosa di Pavia. A Binasco, che segna la metà del percorso, fare attenzione al sottopassaggio ad angolo retto nelle vicinanza di una rotonda. Questo è uno dei tratti più belli di tutto il percorso, con fossi e lunghi filari di alberi a indicare la via fin quasi all’orizzonte. Gli aironi che si possono vedere in lontananza indicano che sono in arrivo le prime risaie, coltivazione tipica della campagna pavese.

    A sei chilometri da Pavia ecco Giussago e, poco più avanti, la monumentale Certosa di Pavia che comprende il monastero e il Santuario della Beata Vergine Maria Madre, opere volute da Gian Galeazzo Visconti nel 1393 per celebrare la ricchezza della nobiltà milanese. Ancora qualche colpo di pedale ed ecco Pavia. La pista ciclabile non punta verso il centro della città ma conduce il ciclista in un affascinante tour lungo le antiche mura. Un percorso suggestivo che, dopo il castello Visconteo, culmina nello spettacolo che vede le acque del naviglio confondersi con quelle del Ticino.

    IDEE PER LA SOSTA

    Certosa di Pavia

    Curiosa la storia della Certosa: edificata come ex voto per volere di Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano, fu affidata prima alla comunità certosina, poi a quella cistercense e, infine, a quella benedettina. Da non perdere all’interno: la pietra tombale di Ludovico il Moro e Beatrice D’Este, gli affreschi e il chiostro piccolo. Per informazioni e prenotazioni: www.certosadipavia.com

    Il sistema delle chiuse

    Le chiuse idrauliche permettevano la navigazione del Naviglio in entrambe le direzioni, facendone una vera e propria autostrada sull’acqua. Grazie a un sistema composto da 12 conche le imbarcazioni riuscivano a entrare a Milano superando il dislivello di 56 metri che c’è tra la darsena di porta Ticinese e il Ticino.

    Il ponte sul Ticino

    Il centro di Pavia e il quartiere Borgo Ticino, un tempo all’esterno delle mura cittadine, erano collegati dal Ponte Coperto (chiamato anche Ponte Vecchio), che oggi è uno dei simboli della città. L’originale risale al XIV secolo ma nel Secondo Dopoguerra fu abbattuto e, quindi, ricostruito (in realtà non nella stessa posizione, bensì 30 metri più a valle).

  • Pista ciclabile della Val Brembana

    la ciclabile della Val Brembana

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    Da Zogno (Bg) a Piazza Brembana (Bg)

    Itinerario ideale per una gita di giornata, anche in piena estate visto che il fiume e la quota (si arriva a 536 metri sul livello del mare) assicurano un po’ di refrigerio anche in luglio e agosto. Il percorso è in leggera salita, ma il dislivello totale supera di poco i 200 metri. La pista ciclabile segue il corso del fiume Brembo ed è stata ricavata dalla vecchia linea ferroviaria, ormai dismessa.

    Informazioni

    Tipologia di percorso pista ciclabile in sede protetta con alcuni tratti di traffico promiscuo
    Lunghezza 21 km
    Livello di difficoltà facile
    Fondo stradale prevalente asfalto
    Bicicletta Trekking, MTB, Bici da corsa
    Luoghi d'interesse San Pellegrino Terme, San Giovanni Bianco, Lenna
    Informazioni pratiche
    Gpx del percorso http://www.bicitalia.org/yourls/valbrembana

    Alloggi per cicloturisti

    Fotola ciclabile della Val Brembana (B. D'urso, 2014)

    Descrizione

    La ex ferrovia che oggi è stata riutilizzata come sede per la pista ciclabile entrò in servizio nel 1906, da Bergamo a San Pellegrino Terme. Ci vollero altri vent’anni, però, per completare il tratto fino a Piazza Brembana. Il trenino di valle rimase in funzione fino al 1966, quando fu sostituito da un autobus.

    La pista della Val Brembana è uno degli itinerari ciclabili più suggestivi della Lombardia: la parte del leone la fa il paesaggio che, nonostante la quota modesta, diventa montano con il passare dei chilometri. A questo si aggiunge un percorso molto vario, pieno di sorprese, un susseguirsi di tunnel, ponti e leggere salite che danno vivacità all’andatura. E infine la pista vera e propria, nuovo fiore all’occhiello per il turismo della val Brembana, con frequenti cippi chilometri indicanti la distanza tra una località e l’altra e un asfalto così liscio da offrirsi a qualunque tipo di bicicletta e di pneumatico (durante l’estate non è infrequente incontrare anche qualche sciatore a rotelle).

    Ben segnalata fin dal chilometro zero di Zogno, la prima tappa della ciclabile è San Pellegrino Terme, un comune di 5 mila abitanti che rappresenta il principale polo d’attrazione della Val Brembana. Non da oggi, ma da diversi decenni come testimoniano il Casinò Municipale e soprattutto il Grand Hotel, imponenti opere liberty risalenti ai primi anni del Novecento.

    Superata la stazione termale, si imbocca una lunga e spettacolare galleria. L’illuminazione a terra, che si accende automaticamente al passaggio dei ciclisti, e il rivestimento naturale di pietra garantiscono un effetto scenico come raramente se ne vedono su una ciclabile. Occhio al freddo, però. All’interno la temperatura può essere di parecchi gradi più bassa rispetto a quella ambientale. Con il fiume Brembo sulla destra, a questo punto, si è già in vista di San Giovanni Bianco. Qui la pista attraversa il torrente Enna, un affluente del Brembo da cui inizia il percorso ciclabile della Val Taleggio.

    Nella seconda metà del percorso ci aspettano altre gallerie e il passaggio in località Goggia, antico spartiacque tra la parte bassa e la parte alta della valle. Come nel primo tratto, anche qui non mancano aree attrezzate, bar, negozi, trattorie e ristoranti per soste ed esigenze di ogni genere. Qualche chilometro più avanti, a Lenna, c’è una splendida stazione ferroviaria recuperata: l’occasione buona per una foto e per prepararsi all’ultimo tratto, quello più impegnativo (ma la salita non supera mai il 3%), che conduce fino a Piazza Brembana.

    IDEE PER LA SOSTA

    Museo della Val Brembana

    All’interno di un edificio seicentesco di Zogno, questo museo etnografico, che ha raccolto anche prestigiosi riconoscimenti internazionali, accoglie oltre 3.500 oggetti, accuratamente catalogati ed esposti in una dozzina di sale. Per informazioni: 0345/91473.

    Casinò Municipale di San Pellegrino Terme

    Costruito nel 1907 in purissimo liberty, è stato rivitalizzato e restaurato interamente negli ultimi anni; oggi è centro mostre e convegni, location per matrimoni ed eventi privati. In occasioni speciali è interamente aperto (visite guidate), ma un colpo d’occhio agli esterni e ai saloni d’ingresso è sempre possibile. Informazioni sul sito www.casinosanpellegrinoterme.com

    Formaggi

    Tra i prodotti tipici della valle si distinguono i suoi latticini. Tra questi spiccano il Formai de Mut e il Branzi, in bella mostra nelle vetrine degli alimentari di tutta la valle, alla base di numerosi piatti tradizionali. Il più famoso è sicuramente la Polenta Taragna in cui il formaggio viene sciolto con il burro nella farina di mais.

  • Pista ciclabile della Val Seriana

     

    Da Villa di Serio (Bg) a Clusone (Bg)

    Itinerario molto battuto tra gli abitanti della valle, si presta a facili escursioni di giornata. Lo sviluppo è quasi interamente pianeggiante, eccezion fatta per gli ultimi cinque chilometri, da Ponte Selva a Clusone, dove la strada sale in modo piuttosto regolare con una pendenza del 3%. Diverse aree verdi per soste e pic-nic.

    Informazioni

    Tipologia di percorso pista ciclabile in sede protetta, brevi tratti su strade consortili e provinciali
    Lunghezza 31 km
    Livello di difficoltà medio
    Fondo stradale prevalente
    Bicicletta Trekking, MTB
    Luoghi d'interesse Nembro, Albino Colzate, Ponte Nossa, Ponte della Selva, Clusone
    Informazioni pratiche
    Gpx del percorso http://www.bicitalia.org/yourls/valseriana

    Alloggi per cicloturisti

    Foto

    Descrizione

    Anche se il servizio della tramvia leggera (sulla quale è possibile caricare anche le biciclette) da Bargamo ad Albino si sovrappone solo parzialmente alla pista ciclabile, merita una menzione particolare perché rinascita di una ferroviaria rappresenta un caso piuttosto raro. In attesa che venga costruito il tratto di pista ciclabile da Bergamo a Villa di Serio, la tramvia è particolarmente comoda perché permette ai ciclisti di raggiungere il punto di partenza senza toccare la propria auto. Al contrario dell’austera Val Brembana, molto chiusa tra i suoi versanti, la Val Seriana (anche se il nome suggerirebbe il contrario) è più aperta e accessibile. E, purtroppo, gli ampi spazi che la valle offre non sempre sono stati occupati in modo accorto: soprattutto alcuni insediamenti industriali – un esempio su tutti lo stabilimento Italcementi ad Alzano Lombardo – risultano fuori scala rispetto all’ambiente circostante.

    Da Villa di Serio comincia la risalta controcorrente del Serio, che nella prima metà del percorso rimane quasi sempre sulla destra del ciclista. Più avanti, invece, il fiume si attraversa a più riprese, su bellissime passerelle moderne o antichi ponti medievali, un tempo abbandonati perché troppo stretti per le auto, ma perfetti per il passaggio delle biciclette. Un’altra chicca della ciclabile della Val Seriana è che i primi 10 chilometri (praticamente fino ad Albino) sono illuminati, l’ideale per chi ama godersi le escursioni in bicicletta fino all’ultimo minuto.

    Altra chicca di questa pista ciclabile è che è illuminata nel tratto tra Ranica e Albino, 10 Km illuminati molto utili quando siamo in ritardo la sera durante il ritorno e le tenebre ci avvolgono di soprassalto, alcuni tratti sono in via di ultimazione.

    Dopo aver superato Nembro si pedala per circa 7 chilometri prima di raggiungere Cene che offre un bel parco pubblico, con tanto di fontanella. Il luogo ideale per una sosta, soprattutto durante l’estate. Quello che segue è un tratto abbastanza tortuoso in cui è bene fare attenzione per non finire… fuori pista!

    Dopo Cazzaniga la direzione da seguire torna a essere intuitiva e ci si può godere il tratto tranquillo e ombreggiato che porta fin quasi a Ponte Nossa, piccolo centro che prende il nome dal torrente che lo attraversa: la Nossana. Le vecchie case a ridosso di questo corso d’acqua sono incantevoli e faranno la felicità di molti fotografi. L’attrazione di Ponte Selva, che si trova un chilometro più avanti, è la stazione ferroviaria recuperata da cui comincia la salita finale verso Clusone.

    Una pendenza dolce e pedalabile che non dovrebbe creare grossi problemi e che offre come ricompensa splendide vedute sulla Presolana.

    IDEE PER LA SOSTA

    Tramvia

    Una ferrovia leggera che collega Bergamo con Albino, ideale per raggiungere la pista ciclabile anche dal centro della città orobica. Nei giorni festivi possono salire fino a 10 biciclette ma i gruppo superiori a 4 persone devono prenotare (telefono 035/3692351). Tutte le info sul sito: www.atb.bergamo.it

    Italcementi

    È un rarissimo esempio di officina per la produzione del cemento naturale. Costruito e modificato dai Fratelli Pesenti, tra il 1883 e il 1966, anno di spegnimento dei forni, il complesso industriale di Alzano, interessante documento di archeologia industriale che colpisce chi ne segue il perimetro esterno, è visitabile in occasioni particolari, in attesa che prenda corpo il progetto di trasformarlo in ‘Officina delle idee’, con spazi espositivi, atelier d’arte, biblioteca e spazi ristoro.

    Clusone

    È una piacevole cittadina, fino al XIX secolo cinta da mura, in cui trascorrer qualche ora di relax dopo pedalata. Lo svettante campanile della basilica di Santa Maria Assunta, imperdibile per il suo oratorio, si vede da tutta la valle.