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  • Anello dei Colli Euganei

    itinerario tra Monselice ed Este

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    Da Terme Euganee (PD_) a Terme Euganee

    Informazioni

    Tipologia di percorso pista ciclabile in sede protetta con alcuni tratti di traffico promiscuo
    Lunghezza 60 km
    Livello di difficoltà facile
    Fondo stradale prevalente asfalto, sterrato
    Bicicletta Trekking, MTB
    Luoghi d'interesse Terme Euganee, Monselice, Abbazia di Praglia
    Informazioni pratiche
    Gpx del percorso /yourls/collieuganei

    Alloggi per cicloturisti

    Fotoitinerario tra Monselice ed Este (L. Trevisan, 2012)

    Descrizione

    Non disponibile
  • Anello della Bassa Vallagarina

    Ciclabile nei pressi di Rivoli

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    Da Ponton di Sant'Ambrogio di Valpolicella a Ponton

    Il percorso ad anello, di circa 65 km completamente asfaltato e per l’80 % in sede propria, ondulato tra i vigneti, si sviluppa sui due lati del fiume Adige tra Ponton allo sbocco nella pianura e Borghetto di Trento, e più precisamente il Bici Grill di Avio, in vista dell’omonimo castello medioevale. La vista spazia sui fianchi dei monti circostanti, Lessini e Baldo e costeggia con belle vedute il fiume Adige. Lo sbocco nella pianura del fiume è caratterizzato da numerose fortificazioni austriache e da una strettoia del fiume tra alte pareti di roccia – Chiusa di Ceraino – particolarmente affascinate.

     

    Informazioni

    Tipologia di percorso pista ciclabile in sede protetta
    Lunghezza 65 km
    Livello di difficoltà facile
    Fondo stradale prevalente asfalto
    Bicicletta Trekking, MTB, Bici da corsa
    Luoghi d'interesse I forti della chiusa di Ceraino, il Castello di Avio, il paesaggio ed i vini della Terra dei Forti
    Informazioni pratiche
    Gpx del percorso

    Alloggi per cicloturisti

    FotoCiclabile nei pressi di Rivoli (M. Passigato, 2014)

    Descrizione

    Iniziamo la descrizione dal ponte sull’Adige di Ponton, imbocchiamo la strada lato destro Adige a bassissimo traffico che porta a Gaium, in prossimità di una chiesa svoltiamo a sinistra e saliamo sulla ciclabile che affianca il Canale Biffis. Proseguiamo lungo la ciclabile verso nord fino a scavalcare con significativa salita la Rocca di Rivoli e raggiungere l’omonimo paese ove la vista spazia sulla val Lagarina e sulle fortificazioni austriache che fanno capo alla chiusa di Ceraino. Da Rivoli proseguiamo con marcata discesa fino al foondo della val d’Adige e seguiamo la ciclabile di gran qualità fino a Mama d’Avio, circa 27 km dalla partenza. In prossimità del ponte sull’Adige è possibile rientrare subito a Ponton via Borghetto d’Adige, Peri, Dolcè, Ceraino e Volargne con circa altri 27 km, oppure proseguire per altri 5 km verso Trento lungo la ciclabile trentina fino al confortevole Bici Grill Ruota Libera per la sosta pranzo.

    Il ritorno per la ciclabile sulla sponda sinistra Adige è anch’essa in perfetta sede propria ben ondulata fino a Ceraino. Da Ceraino si segue per circa 1,5 km la strada statale con poco traffico che percorre la Chiusa di Ceraino e poi a Volargne si prende un’evidente strada a destra che tra i laboratori di taglio del marmo porta direttamente al ponte sull’Adige di Ponton da dove siamo partiti

    IDEE PER LA SOSTA

    RIVOLI

    Il paese di Rivoli si trova al centro dell’omonimo circo morenico formato dalla parte terminale del ghiaccio atesino; costituisce lo snodo tra la ciclabile Bicitalia 1 ed Eurovelo 7 che scende da Bolzano – Trento con le diramazioni verso il lago di Garda e Peschiera – Mantova Roma, e la ciclabile verso Verona detta ciclopista dell’Adige.

    Rivoli è famosa per le sue numerose fortificazioni austriache che ne circondano la conca e la sottostante chiusa di Ceraino e per la nota battaglia di Rivoli.

    La battaglia di Rivoli fu uno degli scontri decisivi combattuti dalle truppe francesi dell'Armata d'Italia, al comando del generale Napoleone Bonaparte, contro l', durante la primacampagna d'Italia, nel 1797. La battaglia di Rivoli fu la più brillante vittoria dell'Armata d'Italia durante la campagna del 1796-1797 e viene considerata la prima vera battaglia di annientamento combattuta e vinta da Napoleone Bonaparte nel corso della sua lunga e prestigiosa carriera.

    AVIO

    Il Castello di Avio, o Castello di Sabbionara (Schloß Aue nei testi di lingua tedesca), è tra i più noti ed antichi monumenti fortificati del Trentino. È situato nella frazione di Sabbionara d'Avio e grazie al suo imponente mastio domina la Vallagarina. Il castello è stato donato nel 1977 dalla contessa Emanuela di Castelbarco al Fondo Ambiente Italiano (FAI), che lo gestisce e ne cura la manutenzione.

    La collina di Sabbionara d'Avio, protetta alle spalle dalla montagna e dominante gli antichi guadi sull'Adige, era naturale che venisse scelta come punto di difesa e vedetta della valle, nonché luogo prestigioso di un potente.

    La Vallagarina che il castello domina fu una delle principali vie di comunicazione tra il Mediterraneo e l'Europa settentrionale, la pianura padana col mondo germanico. Le stesse arterie moderne non fanno che ripercorrere il medesimo tracciato dell'antica via Claudia Augusta, che attraversa la valle dal 15 a.C.

    Le prime fonti storiche che parlano di una fortezza costruita in questo luogo, con il nome Castellum Ava, sono datate 1053. Nel XIIsecolo I proprietari appartenevano alla famiglia dei Castelbarco, vassalli del Vescovo di Trento i quali, nel 1411, lo cedettero per testamento a Veneziani. Dopo questo passaggio di proprietà il Castello di Avio venne ampliato e decorato con una cappella in onore di San Michele insieme ad una facciata riportante gli stemmi dei loro dogi. Nel 1509 il maniero passò in mano alle truppe imperiali di MassimilianoI che, dopo aver fatto dipingere le proprie insegne araldiche, lo ipotecò ai Conti d'Arco. Ulteriori passaggi di mano fanno seguito a questa fase finché, nel XVIIsecolo, il castello ritornò ai Castelbarco.

    Nel 1977 Emanuela Castelbarco, nipote di Arturo Toscanini, donò al FAI il Castello di Avio e la fondazione iniziò subito a intervenire con lavori di restauro e recupero.

  • BI13 - Ciclovia Claudia Augusta

    Dal Danubio al Po e all'Adriatico

  • Ciclopedonale su ex ferrovia Treviso-Ostiglia

    Tratto di ciclabile nel padovano

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    Da Treviso (ultimi 2 km in costruzione) a Grisignano di Zocco (VI)

    Informazioni

    Tipologia di percorso pista ciclabile in sede protetta
    Lunghezza 50 km
    Livello di difficoltà facile
    Fondo stradale prevalente asfalto, sterrato
    Bicicletta Trekking, MTB
    Luoghi d'interesse Treviso, ParcoSile, Ville Venete, Brenta, Piazzola
    Informazioni pratiche
    Gpx del percorso http://www.bicitalia.org/yourls/trevisoostiglia

    Alloggi per cicloturisti

    FotoTratto di ciclabile nel padovano (A.Dalla Venezia, 2012)

    Descrizione

    Non disponibile
  • Ciclovia Adige - Po

    Lungo il Canalbianco

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    Da Barbuglio (Lendinara) a Polesella

    Percorso lineare dall’Adige al Po di circa 34 km, strade sempre asfaltate, totalmente segnalato con segnaletica cicloturistica dedicata, 70% in sede propria, rimanente a basso traffico, costeggiando canali e attraversando cittadine di grande interesse storico – artistico come Lendinara, Fratta Polesine e Polesella. Per maggiori informazionihttp://www.ciclabileadigepo.it/it/ciclabile.html ove scaricare cartoguida, traccia GPS visualizzare un simpatico filmatino cicloturistico – video guida ed un interessante Visual Tour che percorre l’itinerario a volo d’uccello.

     

     

    Informazioni

    Tipologia di percorso pista ciclabile in sede protetta con alcuni tratti di traffico promiscuo
    Lunghezza 34 km
    Livello di difficoltà facile
    Fondo stradale prevalente asfalto
    Bicicletta Trekking, MTB, Bici da corsa
    Luoghi d'interesse Lendinara, Fratta Polesine, Arquà Polesine, Polesella
    Informazioni pratiche
    Gpx del percorso http://www.bicitalia.org/yourls/adigepo

    Alloggi per cicloturisti

    FotoLungo il Canalbianco (M. Passigato, 2014)

    Descrizione

     

    L’itinerario che collega l’Adige al Po, ha il fascino della scoperta e la peculiarità unica nel Polesine di raccontare, in meno di 50 km contando alcune piccole deviazioni, le tappe fondamentali dell’evoluzione geomorfologica del paesaggio e le principali fasi di antropizzazione: dai primi insediamenti di più di 3.000 anni fa, alle varie occupazioni che si sono susseguite nei secoli determinando stili architettonici e tradizioni.

    In questi luoghi si sono scritti anche importanti e recenti capitoli italiani della storia, dell’arte e dell’economia: i musei locali hanno il pregio di raccontarne, in modo innovativo e coinvolgente, le fasi fondamentali.

    Parte integrante dell’itinerario sono gli ambienti naturali fluviali (golene, gorghi) e le aperte campagne che ad ogni stagione cambiano aspetto conferendo al paesaggio colori e dimensioni sempre nuove

    Il percorso inizia da Barbuglio in prossimità del Ponte sull’Adige di Ca’ Morosini, raggiungibile anche sulla strada presente sull’argine destro dell’Adige, dopo 4 Km si raggiunge Lendinara; dopo 6 km seguendo l’Adigetto si arriva a Villanova del Ghebbo e dopo altri 4 km lungo il canale Scortico arriviamo a Fratta Polesine. A Sud di Fratta c’è l’area archeologica della Frattesina ove sono state ritrovate due grandi necropoli dell’età del Bronzo.

    Il percorso imbocca gli argini del Canal Bianco e con una breve deviazione si raggiunge il Mulino del Pizzon con annessa conca di navigazione. Riprendendo l’argine del Canal Bianco si arriva a Passo di Frassinelle ove con una piccola deviazione si può raggiungere Villamarzana tristemente famosa per l’eccidio fascista del 43 che diede la morte a 43 partigiani. Proseguendo lungo il Canal Bianco si arriva al ponte di Bussari, ponte mobile per il passaggio dei natanti, e a pochissima distanza si trova Arquà Polesine caratterizzata dal suo Castello Estense circondato dalle acque. Pregevoli gli affreschi contenuti all’interno come il celebre Mito di Fetonte.

    Superato il Canal Bianco arriviamo in Comune di Polesella, ormai sulle sponde del Po.

    IDEE PER LA SOSTA

    Lendinara

    Lendinara, importante centro del Polesine sito sull’Adigetto, con magnifici palazzi in stile veneziano e interessanti chiese, come il duomo di Santa Sofia, la chiesa di San Biagio e la Madonna del Pilastrello, Santuario famoso in tutto il Polesine. Affascinante la Piazza Risorgimento con il Palazzo Pretorio, la Torre dell’Orologio e la Loggia del Palazzo municipale; degni di nota Ca’ Dolfin con il suo giardino romantico, il Teatro Ballarin prospiciente l’Adigetto e il Palazzo Cattaneo di impianto cinquecentesco.

    Fratta Polesine

    Fratta Polesine, è nota per la splendida villa Badoer del Palladio, patrimonio Unesco e sede del Museo Archeologico Nazionale. A fianco della villa Badoer con il suo meraviglioso portico sorge Villa Molin-Avezzù, poco distante da queste la villa ora moderno Museo che ha dato i natali a Giacomo Matteotti. Fratta è famosa per essere stata all’inizio dell’800 teatro dei Moti Carbonari contro la dominazione Austriaca.

    Polesella

    Il Paese di Polesella è stato all’epoca costruito lungo la Fossa di Polesella, un antico canale ora interrato che metteva in contatto il Po con il Canal Bianco, al suo posta ora si trova un grande parco contornato da splendide ville padronali come Ca’ Rosetta, Villa Armellini, Villa Selmi. Nella golena del Po è ancora abitato il magico Borgo di Santa Maura e di fronte, bassa nella campagna è stata recentemente restaurata la splendida villa Morosini abitata nel ‘600 dal Doge Francesco Morosini, con magnifica scalinata e recinzione con torri merlate che ne cingono il giardino.

  • Ciclovia delle Risorgive

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    Da S.Giovanni Lupatoto (loc. Pontoncello) a Valeggio sul Mincio

    Informazioni

    Tipologia di percorso pista ciclabile in sede protetta
    Lunghezza 35 km
    Livello di difficoltà facile
    Fondo stradale prevalente asfalto, sterrato
    Bicicletta Trekking, MTB
    Luoghi d'interesse Valeggio,ParcodelMincio,Adige
    Informazioni pratiche
    Gpx del percorso

    Alloggi per cicloturisti

    Foto (M.Passigato, 2017)

    Descrizione

    La ciclovia delle Risorgive corre lungo il canale raccoglitore delle risorgive della media pianura veronese, che parte dal Mincio (Valeggio s.M.) e arriva all'Adige (in localita` Ca’ Bombarda`, punto di confine tra San Giovanni Lupatoto e Zevio posto a 12 km dal centro di Verona) passando nell’ordine anche dai comuni di Villafranca di V., Povegliano V., Vigasio, Castel d’Azzano, Buttapietra.
    La sua lunghezza e` di circa 35 km, dei quali i primi 10 km tra Valeggio e Villafranca sono prevalentemete sterrati su panoramici percorsi di campagna mentre i 25 km tra Villafranca e l’Adige sono asfaltati e perlopiu` in pregevole sede propria, percorribili con piacere anche in bdc.

    Si tratta di un'opera bella e importante per la mobilità intercomunale e il cicloturismo, che ha mostrato quanto la sintonia di diverse amministrazioni e il pregevole lavoro di progettazione e coordinamento di un Consorzio di Bonifica che non pensa solo all'ordinario ma anche al miglioramento del territorio possano portare a un progetto di qualità e a grandi risultati; è uno schema virtuoso che, per inciso, qui a Verona cercheremo di riavviare nei mesi a venire anche per i progetti Verona-Ostiglia e Villafranca-Sorgà sugli argini di Tartaro e Tione.

    Dal punto di vista cicloturistico la ciclovia e` una significativa interconnessione orizzontale tra la ciclopista del Sole (BI1, di cui la Peschiera-Mantova lungo il Mincio e` una componente) e la ciclovia dell’Adige-Isarco, che dai passi Resia e Brennero transitando per Bolzano, Trento, e Verona porta il Nord Europa fino alle spiagge dell’Adriatico di Rosolina mare, a breve distanza da Chioggia.
    Nei paraggi di Vigasio la ciclovia incrocia sul Tartaro quella che dovrebbe diventare la Verona-Ostiglia, tassello della nascente ciclovia Verona-Bologna lungo le tracce della Via Claudia Augusta Ostiliense.
    Va inoltre aggiunto che a brevissima distanza dal punto di arrivo sull’Adige sta per essere inaugurata anche una passerella ciclopedonale sulla diga Enel (lavoro realizzato da Enel come opera compensativa per la costruzione di una centrale ad acqua fluente sotto la diga) che, tagliando a meta` la lunga distanza tra il ponte di Porto San Pancrazio a Verona e il ponte Perez a Zevio, permettera` un facile passaggio tra le ciclovie delle sponde destra e sinistra dell’Adige con la creazione di interessanti anelli tra i cosiddetti Paesi Adesanti delle due sponde e la valorizzazione del Parco di Pontoncello.

  • Ciclovia Peschiera del Garda - Mantova

    greenway tra Mantova e Soave

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    Da Peschiera del Garda (Vr) a Mantova (Mn)

    Itinerario lungo ma totalmente protetto, pianeggiante e dotato di una buona segnaletica (a parte i primi chilometri a Peschiera del Garda). L’unica insidia potrebbe essere il vento, vista l’esposizione del percorso. Per la stessa ragione è bene fare attenzione anche ai mesi caldi (giugno, luglio e agosto), in cui la temperatura può rendere davvero difficile pedalare.

    Informazioni

    Tipologia di percorso pista ciclabile in sede protetta
    Lunghezza 44 km
    Livello di difficoltà facile
    Fondo stradale prevalente asfalto
    Bicicletta Trekking, MTB, Bici da corsa
    Luoghi d'interesse Peschiera del Garda, Valeggio sul Mincio, Pozzolo, Marengo, Soave, Mantova
    Informazioni pratiche
    Gpx del percorso http://www.bicitalia.org/yourls/peschieramantova

    Alloggi per cicloturisti

    Fotogreenway tra Mantova e Soave (C. Pedroni, 2006)

    Descrizione

    Siede Peschiera, bello e forte arnese. È già in questo verso di Dante, canto XX dell’Inferno, lo spirito militare di Peschiera del Garda ricca di fortificazioni, bastioni e fossati, già roccaforte strategica per Venezia, Napoleone e gli austriaci.

    Per raggiungere la sponda destra del Mincio da cui parte la pista ciclabile si esce da Porta Brescia e si segue un filare di pioppi che indica la via al fiume. Monzambano è il primo paese che si incontra: è uno dei tredici comuni che fanno parte del Parco Regionale del Mincio, un’area protetta che si allunga dal Garda al Po e che ospita l’intera ciclabile. Una buona occasione per scoprirsi birdwatcher (sono oltre 200 le specie di uccelli registrate all’interno del parco) e per osservare le cicogne bianche, reintrodotte qualche anno fa presso il Centro di Bertone, a Goito (raggiungibile con una deviazione di pochi chilometri).

    Pedalare verso Mantova è un tuffo nella natura e nel silenzio, un paesaggio ipnotico dal quale però è bene non farsi distrarre troppo visto che i margini del Mincio e dei suoi canali sono quasi sempre senza protezione. Lungo la strada si possono ammirare il ponte-diga di Valeggio, costruito nel XIV secolo per volere di Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano, e i mulini di Borghetto, un minuscolo villaggio che sfruttava il corso dell’acqua per la macinazione di cereali, frumento e riso. Qui c’è ombra in abbondanza e una bella vista del ponte visconteo e se l’appetito si fa sentire chioschi, trattorie e ristoranti offrono menu per ogni esigenza.

    La pista ciclabile e il Mincio continuano a braccetto fino a Pozzolo, dove la strada piega leggermente a oriente, verso Mantova. Si attraversano i canneti che un tempo furono paludi prima di avvistare i quattro laghetti su cui Mantova sembra sospesa. Ma non è ancora finita. A Marmirolo, cinque chilometri dal centro città, si può iniziare un altro viaggio, quello all’interno della Riserva naturale Bosco Fontana, un tempo luogo di caccia dei Gonzaga, oggi area protetta e custode delle antiche foreste di latifoglie.

    IDEE PER LA SOSTA

    Peschiera del Garda

    Si chiama così da meno di un secolo (dal 1930, per l’esattezza) ma è abitata fin dalla preistoria, quando era un importante centro di scambi. I primi insediamenti risalgono all’età del Bronzo e gli studiosi hanno individuato almeno sette villaggi palafitticoli. Oggi il monumento più visitato è il Santuario della Madonna del Frassino che deve il suo nome a una curiosa vicenda che interessò il suo fondatore, Bartolomeo Broglia, nel 1510. Aggredito da un serpente, invocando la statuetta della Madonna che vide materializzarsi tra i rami di un frassino.

    Gastronomia fluviale

    Inevitabile che il Mincio, protagonista di questa ciclovia, sia protagonista anche a tavola: gli amanti delle specialità locali possono sbizzarrirsi tra luccio, anguilla e trota. Tra i primi piatti i grandi protagonisti sono i tortelli, oltre alla zucca, classica preparazione mantovana con amaretti, mostarda e noce moscata, vengono spesso proposti anche alle erbette.

    Riserva naturale Bosco Fontana

    Si estende su un’area di oltre 230 ettari ed è ciò che rimane delle antiche foreste che, un tempo, ricoprivano tutta la Pianura Padana. Ha la forma di un quadrilatero pianeggiante, con i lati di circa 1.500 metri di lunghezza. Nel cuore della foresta c’è una palazzina seicentesca, fatta costruire da Vincenzo I, duca di Mantova, quando la foresta era riserva di caccia della famiglia Gonzaga. Oggi è abitata soprattutto da donnole, faine e puzzole.

    Palazzo Te

    Costruito tra il 1524 e il 1534 su commissione di Federico II Gonzaga, l’opera dell'architetto Giulio Romano ha reso Mantova celebre nel mondo. Il palazzo è un edificio a pianta quadrata con al centro un grande cortile, pure quadrato, attrezzato con quattro entrate (una per lato). L’ingresso principale rivolto verso la città è la cosiddetta Loggia Grande, nella parte esterna composta da tre grandi arcate.

  • I1 - Dal Lago di Garda a Venezia

     

    Da Garda a Venezia

    L’itinerario che collega le principali città d’arte del Veneto ha inizio dall’elegante borgo che dà il nome al lago più grande d’Italia: Garda.
    Non lontano, proseguendo verso la Rocca del Garda si può godere di un meraviglioso panorama raggiungendo l’Eremo dei Camaldolesi tutt’oggi gestito da una piccola comunità di monaci. La vicina località di Bardolino, nota in tutto il mondo per l’omonimo vino, è immersa tra olivi e vigneti e svela preziosi tesori come la Chiesa di San Severo.

    Informazioni

    Tipologia di percorso itinerario su strade secondarie con scarso traffico motorizzato
    Lunghezza 200 km
    Livello di difficoltà medio
    Fondo stradale prevalente sterrato
    Bicicletta Trekking
    Luoghi d'interesse Verona, Vicenza, Padova, Venezia
    Informazioni pratiche
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    Alloggi per cicloturisti

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    Descrizione

    Non disponibile
  • Pista ciclabile Adige – Busse’ - Po

    ciclabile nei pressi di Legnago, zona piscina

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    Da Roverchiara (VR) a Bergantino (RO)

    Percorso realizzato quasi esclusivamente su pista ciclabile protetta. Il punto di partenza si trova sulla ciclabile destra Adige nel territorio comunale di Roverchiara. Dopo aver attraversato tale cittadina ci si immette nella pista ciclabile del Busse, toccando alcune località della bassa Veronese: Angiari, Legnago, Torretta. Da Torretta di Legnago su strade secondarie si raggiunge la ciclabile sinistra del Po nella zona compresa tra Bergantino e Castelnovo Bariano.

    Informazioni

    Tipologia di percorso pista ciclabile in sede protetta
    Lunghezza 31 km
    Livello di difficoltà facile
    Fondo stradale prevalente asfalto
    Bicicletta Trekking, MTB, Bici da corsa
    Luoghi d'interesse Roverchiara, Angiari, Legnago, Torretta. Canale Bussè e Canalbianco
    Informazioni pratiche
    Gpx del percorso http://www.bicitalia.org/yourls/adigebussepo

    Alloggi per cicloturisti

    Fotociclabile nei pressi di Legnago, zona piscina (G. Scapini, 2014)

    Descrizione

    Non disponibile

    IDEE PER LA SOSTA

    Roverchiara

    è un paese sito alla destra del fiume Adige il quale delimita il confine orientale del territorio comunale. È attraversato anche del fiume Bussè. Nella parte nord-est vi è la presenza di numerose cave e acquitrini che testimoniano la presenza di un’antica palude mentre scendendo a sud-est troviamo nella frazione di Roverchiaretta, un ponte sul fiume Adige che collega il comune con la sponda sinistra ed i territori comunali di Bonavigo e Minerbe. La Chiesa parrocchiale di San Zeno è del XIX secolo sorge su strutture di chiese precedenti. Viene citata l'esistenza di una pieve per la prima volta nel 1040 in un documento che venne distrutta da una rotta del fiume Adige nel 1470 e ricostruita nel 1526. Ampliata tra il Seicento e il Settecento assunse la forma attuale nel 1860. Nel territorio comunale ci sono n° 2 Ville.

    Villa Guerra: è un'elegante villa seicentesca, che sorge in località Casalino (visitabile previo accordi coi proprietari). Ha subito nel corso dei secoli varie modifiche di ampliamento e di abbellimento. La struttura è composta dall’abitazione affiancata da alcuni edifici per il ricovero di animali ed attrezzi. La casa patronale rappresenta una vera e propria villa veneta, con un enorme salone che conduce a stanze laterali sia al piano terra che a quello superiore.

    Villa Fiumi: Attualmente ospita la sede del municipio di Roverchiara. Risale al 1745 e prende il nome dalle due famiglie che l'hanno posseduta. Verso l'inizio del Novecento la villa è stata arricchita con affreschi in stile liberty, soprattutto nel salone al primo piano e sui soffitti. La struttura è quella della tipica villa veneta settecentesca e presenta sui primi due piani, il salone centrale che conduce lateralmente alle stanze. L'ingresso della villa è caratterizzato da un bel portale sormontato da un balcone con ringhiere in ferro battuto. Le finestre sono incorniciate in tufo e sono da ammirare le grondaie e le sagome dei camini sul tetto.

    Angiari

    il più piccolo comune della Bassa veronese. Il paese si sviluppa sotto l'argine del fiume Adige. Sono da ammirare i numerosi ponti in cotto costruiti tra il 1400 e il 1500 sul fiume Bussè. Servono ancora tutt'oggi per collegare il centro abitato del paese con le località dislocate nella parte occidentale del territorio anche se qualcuno, causa qualche cedimento strutturale, è stato rimpiazzato da moderni ponti in cemento armato. Questi ponti venivano costruiti a forma di dossi molto accentuati, permettendo sotto di essi il passaggio delle barche, in quanto il fiume Bussè è sempre stato un corso d'acqua navigabile. Anche in questo Comune ci sono n° 2 ville.

    Villa Soave già Lando-Murnovo: situata nella piazza centrale del paese. È una quattrocentesca casa padronale, composta da due grandi rustici. Dalla facciata della villa si possono intuire restauri di particolari, svolti durante il Seicento e il Settecento (portale, finestroni), e su di essa sono appesi gli stemmi delle famiglie che l'hanno posseduta. Sono ancora visibili resti della torre del Quattrocento, del pozzo, stalla, fienile e barchessa oltre ad un grande muro di cinta.

    Villa Fantoni già Avrese alla Paina: si trova fuori l'abitato di Angiari, ai confini con il comune di Legnago, nelle vicinanze dell'argine del fiume Adige. Conserva quasi in ogni sua parte l'aspetto originario settecentesco con i due portali, la torre colombara ed altri elementi di architettura tipici dell'epoca. La villa è circondata da una mura dotata di un maestoso cancello in ferro battuto del Settecento che una volta oltrepassato conduce ad un immenso parco ricco di molti tipi di piante e uccelli. Annesso alla villa vi è un vasto podere coltivato.

     

    Legnago

    La città, nota per aver dato i natali al famoso compositore di musica sacra, lirica e classica Antonio Salieri, sorge lungo la sponda destra del fiume Adige, nella Pianura Veronese. Molteplici sono le tracce che testimoniano una vita molto fiorente già durante l'Età del Bronzo (XIII secolo a.C.), grazie soprattutto al ritrovamento nel 1931 di una terramara e agli innumerevoli resti archeologici risalenti alla civiltà Etrusca tutt’oggi conservati presso il Museo Civico Fioroni e il Centro Ambientale ed Archeologico. La cittadina venne conquistata prima dai Longobardi e successivamente dai Franchi, fino a diventare attorno al Mille proprietà del vescovo di Verona il quale la cede al Comune in cambio di Monteforte d’Alpone. Successivamente, Legnago diventa un possedimento di Ezzelino IV da Romano per poi passare sotto la dominazione scaligera dal 1207 fino al 1387. Si susseguirono poi le dominazioni dei Visconti e dei Carraresi. Fondamentale per l’assetto urbanistico di Legnago fu l’annessione voluta dal popolo nel 1405 alla Repubblica di Venezia poiché fu proprio il governo della Serenissima ad affidare all’architetto Michele Sanmicheli l’arduo compito di consolidare le fortificazioni (in particolare una rocca) che vennero distrutte durante la guerra dei Cambrai, ridisegnandole a pianta stellare. Le fortificazioni furono però in gran parte smantellate nel 1801 per volere di Napoleone, che poi cedette Legnago con l'intero territorio della soppressa Repubblica di Venezia all'impero asburgico. Legnago, all'epoca, era considerato uno dei nodi fluviali più importanti del Veneto per la presenza sulle rive dell’Adige di un porto, di un ponte mobile progettato per il passaggio dei natanti ed una lunga catena di mulini. Era altresì un rinomato polo culturale grazie alla presenza di scuole, un’accademia letteraria e un teatro. Alla sconfitta di Napoleone, la cittadina tornò in mano agli austriaci, come parte del regno Lombardo-Veneto, retto da un viceré con sede in Milano e resero Legnago uno dei capisaldi del Quadrilatero nel 1814 assieme a Verona, Peschiera e Mantova. Nel 1868 e nel 1882 si registrarono due rovinose piene dell'Adige le quali distrussero gran parte del centro urbano. I successivi bombardamenti subiti durante le guerre mondiali, contribuirono a rubare alla cittadina la maggior parte delle opere architettoniche esistenti e, ad oggi, a ricordare l'imponenza di questa importante roccaforte rimane il Torrione (faceva parte della cinta muraria costruita dal Sanmicheli) in Piazza della Libertà. In Legnago ci sono tre importanti monumenti che meritano di essere visitati: Il teatro Salieri, il Museo Fioroni ed Centro Ambientale ed Archeologico.

    Teatro Salieri di Legnago: venne iniziata la costruzione nel 1911 per volontà di Vittorio Bressan e Benvenuto Maggioni su commissione della "Società anonima teatrale". A causa dello scoppio del primo conflitto mondiale, i lavori di costruzione subirono una battuta d’arresto e furono ripresi in gran fretta nel 1925 per poter festeggiare il 1º centenario della morte di Antonio Salieri, noto musicista legnaghese al quale fu dedicato il teatro. Alcune difficoltà economiche colpirono la “Società anonima teatrale” la costrinsero a cedere la struttura al Comune, il quale la adibì a sala cinematografica. L'interno del teatro e la sua facciata furono pensati nel 1941 dall’architetto Luigi Piccinato, ma tale progetto non venne portato a termine e il teatro venne ultimato solamente dopo il secondo conflitto mondiale. Il teatro Salieri venne inaugurato il 15 settembre 1956 e per oltre trent'anni il suo calendario è sempre stato ricco di rappresentazioni teatrali, oltre ad essere usato anche come sala cinematografica. L'edificio venne chiuso nel 1989 per poter permettere la realizzazione di alcuni lavori di ristrutturazione e di manutenzione straordinaria al fine di adeguarlo alle norme di legge. Luciano Cenna, l'architetto a cui è stato affidato questo lavoro, ha preferito operare attraverso un restauro conservativo recuperando tutti gli elementi preesistenti. In seguito a questi lavori, il teatro è stato nuovamente inaugurato nella forma che possiamo ammirare dal 13 febbraio 1999.

    Museo Fioroni: Il museo è ubicato nel palazzo ottocentesco chiamato Villa Fioroni, edificio risalente al 1887, che custodisce una raccolta privata della famiglia Fioroni. La struttura sorge nel Viale della Stazione ed è oggi sede dell’omonima Fondazione culturale (costituita grazie all’impegno e alla dedizione della fondatrice – Maria Fioroni – e riconosciuta come Ente morale dello Stato italiano nel 1958). Di particolare interesse è la “Sala Orientale” situata al piano terra della struttura la quale accoglie souvenir esotici e trofei di caccia grossa (si possono infatti ammirare lunghi fucili coloniali, vestiti di capi tribù africani e orientali oltre ad oggetti raccolti dal sig. Fioroni durante le sue spedizioni e foto d'epoca), mentre al primo piano nelle “Sale del Risorgimento” sono visibili alcuni cimeli di patrioti legnaghesi. Interessante anche la camera da letto, appartenuta all'Hotel Paglia, all'interno della quale alloggiò Giuseppe Garibaldi. Oggi il museo ha stretto varie collaborazioni con attori turistici locali per promuovere il patrimonio storico-culturale legnaghese puntando soprattutto sulla formazione degli alunni delle scuole primarie. Nella stessa struttura si possono inoltre trovare la Biblioteca Civica e l'archivio. La biblioteca Fioroni è stata inaugurata l'11 ottobre 1964 dall’onorevole Luigi Gui il quale ha consegnato a Maria Fioroni la medaglia d'oro dei benemeriti dell’Arte e della Cultura. Essa può vantare un patrimonio librario di oltre 40.000 volumi e si sostenta grazie a donazioni ricevute da privati (tra i quali il professor Gino Barbieri che ha permesso l’acquisto di 13.000 volumi). L'archivio del museo risulta essere tra i più importanti della bassa Veronese poiché esso custodisce documenti risalenti al XVI secolo; tra questi il più antico e prezioso risulta essere un catasto del Quattrocento il quale è sopravvissuto alla distruzione dell'antico archivio del Comune durante la guerra dei Cambrai. Si possono inoltre trovare: gli atti dei consigli comunali svoltesi in età veneziana, i libri expensarum (libri contabili, mappe, proclami), l'archivio ottocentesco del Consorzio di Bonifica Valli Grandi Veronesi (registri contabili, mappe del territorio, progetti di lavori effettuati), fotografie e documenti vari relativi alla prima guerra mondiale, la dominazione fascista e la seconda guerra mondiale.

    Il Centro Ambientale ed Archeologico: Il Centro Ambientale ed Archeologico è stato ricavato dall’ex ospedale militare austriaco "alla Prova" nonché ex polveriera dell'epoca della prima guerra mondiale, accanto al ponte vecchio ben restaurato e valorizzato. La struttura originale risale all'Ottocento quando gli austriaci lo utilizzarono come caserma di cavalleria prima, ed ospedale poi. Il restauro è avvenuto nel 1999 rispettando e conservando la struttura preesistente. Il centro è stato voluto dal Consorzio di Bonifica Valli Grandi e Medio Veronese e la sua attività viene portata avanti grazie ad alcuni progetti congiunti dei comuni di Cerea e Legnago i quali mirano a tutelare e salvaguardare gli ambienti fluviali circostanti e sviluppare progetti archeologici. Esso è uno dei musei più estesi del nord Italia e conserva materiali unici tra i quali monili, armi, vasellame, e ricostruzioni di insediamenti e necropoli ritrovati nelle campagne della pianura veronese. Anche il Centro Ambientale ed Archeologico sta coinvolgendo le scuole per rendere i futuri cittadini più consapevoli e rispettosi dell’ambiente naturale ed archeologico che ci circonda.

    Il Torrione di Legnago è sicuramente il monumento più suggestivo in città. La struttura è ciò che resta della cinta muraria un tempo posta a difesa della città. Architettonicamente il Torrione è un eccellente rappresentante dell’architettura militare locale, tanto che è giustamente definito come uno dei simboli cittadini. Il Torrione di Legnago ha avuto varie destinazioni d’uso, tra cui anche quella di prigione (al suo interno sono stati rinchiusi vari personaggi illustri, tra cui alcuni patrioti). La struttura è stata realizzata nel XVI secolo, contemporaneamente al resto delle mura cittadine, durante la dominazione della Serenissima. Nel corso degli anni, con il susseguirsi delle dominazioni, la struttura fu interessata da vari interventi, dettati sia dal mutare del gusto estetico che dal mutare delle esigenze difensive. Con l’annessione al Regno d’Italia, le mura e il Torrione persero la loro funzione difensiva; le mura furono demolite e rimase soltanto il Torrione. È possibile riconoscere ancora oggi alcuni resti delle mura, soprattutto in via Leopardi, nei pressi dell’Istituto Canossiano.

     

    Chiesa di San Salvaro: l’indicazione di tale chiesa la si trova sulla ciclabile del Bussè in loc. Vangadizza.Tale chiesa romanica si trova nella vicina frazione di San Pietro e risulta essere una delle più antiche strutture del veronese. Dell'origine non si conosce che un accenno probabile, una tradizione leggendaria, mentre la tradizione più attendibile, basata sull'iscrizione posta nell'angolo nord-est della chiesa, è quella che l'aggiudica al XII secolo: «Contesa Matelda hoc opus fecit fieri 1117 D.I.C.». L'edificio sarebbe quindi stato eretto nei pressi di una strada romana per volere della contessa feudataria Matilde di Canossa sopra una preesistente chiesa databile al VI secolo d.C. (questo è deducibile dal fatto che la cripta contiene numerosi resti risalenti all'Alto Medioevo). Il complesso ha subito un lavoro di ristrutturazione novecentesca il quale, però, ha alterato la posizione originaria di alcuni elementi architettonici (tra i quali il campanile). L'edificio, all'interno, è formato di tre navate: quelle laterali sono strette e dividono la navata centrale grazie a cinque tozzi pilastri quadrangolari che sostengono sei archi a tutto sesto alternati di tufo e laterizi. L'altare è rivolto ad oriente. Una bella gradinata di marmo rosso, congiunge la parte piana col presbitero, in fondo al quale, nell'abside, si trova l'unico altare su cui si eleva la statua del Salvatore risorto; due scale congiungono poi le navate laterali con la cripta a tre absidi. I dipinti nel catino dell'abside (in particolare la Trasfigurazione di Cristo) sono del veronese Daniele dal Pozzo. All'interno della struttura si possono altresì ammirare quindici medaglioni con effigi di santi, otto bassorilievi rappresentanti alcuni stemmi austriaci provenienti dalle ormai scomparse mura di Legnago (molti, infatti, sono i frammenti provenienti dalle ex mura). Il dipinto su muro più facilmente leggibile è la Madonna con Bambino ubicata sulla faccia di un pilastro alla destra del presbiterio. L'immagine più venerata e forse anche la più antica, benché ritoccata più volte nel corso del Novecento (l’originale era di fattura trecentesca), è la Vergine detta la Madonna di San Salvaro, dipinta su una volta della cripta. Era solita essere invocata dalla popolazione locale in occasione di epidemie o di calamità naturali. Nella stessa furono impiegati dei frammenti romani e, prova di tale induzione, sono tutte le pietre lavorate che sostengono i pilastri, i due bellissimi capitelli corinzi di travertino e il fregio che poggia sul nome di Giulio e Emilio figlio di Paolo che aveva alzato il tempietto o al quale era dedicato l'arco sepolcrale, e più di tutto il leone e il cavallo che si rincorrono sulla facciata.

     

    Torre del Serraglio della Villa Pompei – Perez di Vangadizza (del XVI secolo): le indicazioni della Corte Perez e della Torre del Serraglio si trovano sulla ciclabile del Bussè in loc. Vangadizza. Attualmente l’intera struttura non è visitabile all’interno perché è in ristrutturazione.



     

     

    Canale Busse'

    Nasce da risorgive poco a sud di Verona in località Palù e scorre verso sud-est. Fino a circa il 1750 si immetteva nel fiume Adige all'altezza di Roverchiara. Durante la Repubblica Veneta per evitare le periodiche alluvioni della zona venne tagliato un canale da Roverchiara fino a Legnago e venne chiuso il tratto che immetteva nel fiume Adige. Successivamente il corso da Legnago fino alla confluenza con il fiume Tartaro venne rettificato e reso navigabile con la costruzione di una chiusa in località Vangadizza di Legnago. Questa chiusa è stato uno degli ultimi atti del Senato della Repubblica di Venezia: tuttoggi si può leggere una iscrizione marmorea all'interno della chiusa che porta la data di costruzione (1776). Il Naviglio Bussè fa parte del fiume Bussè e si riferisce al corso dalla chiusa fino al centro di Legnago dove c'è una banchina per l'attracco di barconi; tale attracco venne però utilizzato solo per breve periodo finché le chiatte portavano le barbabietole allo zuccherificio di Legnago ora demolito e sostituito da un centro commerciale.

    Canalbianco

    È un canale di 78 km scavato seguendo l'antico letto del fiume Tartaro. Fa parte della nota Idrovia Fissero-Tartaro-Canalbianco (di 147 km), detta anche Fissero-Tartaro-Canalbianco-Po di Levante che collega Mantova al mare. Il Canalbianco, va dalla conca di Torretta Veneta fino alla conca di Volta Grimana, dalla quale parte un canale, ricavato da un antico ramo del delta del Po, chiamato Po di Levante, che sfocia nel mare in località Porto Levante del comune di Porto Viro. Si collega inoltre alla linea navigabile "Po-Brondolo" che dalla laguna di Chioggia permette di raggiungere Venezia. Il porto commerciale di Torretta non è più operativo dal 2012. Purtroppo, il punto di attracco per imbarcazioni commerciali, completato dall'amministrazione provinciale nel 2007, è senza un gestore. Secondo i piani originari della Provincia, infatti, lungo i 150 metri dello scalo fluviale dovevano fare sosta le bettoline, chiatte attrezzate per il trasporto delle merci lungo i fiumi.

  • Pista ciclabile Dobbiaco - Cortina - Calalzo di Cadore

    ciclabile nei pressi della stazione di Chiappuzza

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    Da Dobbiaco (Bz) a Calalzo di Cadore (Bl)

    La pista ciclabile sfrutta tutta la vecchia linea ferroviaria delle Dolomiti, con l’eccezione di alcuni brevi tratti. Nella prima parte, fino a Cortina, il fondo è ricoperto di ghiaia mentre nel tratto di Cadore il fondo stradale è interamente asfaltato. Il dislivello (appena 300 metri in salita, mentre in discesa sono 850!) è ben poca cosa rispetto agli spettacolari scorci panoramici che questa ciclabile è in grado di offrire.

    Informazioni

    Tipologia di percorso pista ciclabile in sede protetta
    Lunghezza 68 km
    Livello di difficoltà medio
    Fondo stradale prevalente asfalto, sterrato
    Bicicletta Trekking, MTB
    Luoghi d'interesse Dobbiaco, lago di Landro, Cimabanche, Cortina, San Vito di Cadore, Borca di Cadore, Pieve di Cadore, Calalzo di Cadore.
    Informazioni pratiche
    Gpx del percorso http://www.bicitalia.org/yourls/dobbiacocalalzo

    Alloggi per cicloturisti

    Fotociclabile nei pressi della stazione di Chiappuzza (A. Dalla Venezia, 2009)

    Descrizione

    La lunga cavalcata dolomitica inizia sulle rive del lago di Dobbiaco, che si incontra proprio lungo la ciclabile subito dopo aver passato il nuovo stadio dello sci di fondo. La strada è in leggero saliscendi fino alla piana di Landro, che anticipa l’omonimo lago. Prima di raggiungerlo, nei pressi di un cimitero di guerra, voltando lo sguardo a sinistra si possono scorgere le Tre Cime di Lavaredo, valorizzate da una prospettiva particolarmente esaltante.

    In località Carbonin, circa 15 chilometri dopo la partenza, la strada piega verso il lago di Misurina mentre la pista ciclabile punta a Cimabanche, con una salita piuttosto secca. In questo tratto il fondo è ghiaioso, ma ben tenuto e compatto, dunque senza insidie particolari. Al passo ci si può godere il meritato riposo, fare rifornimento d’acqua e soprattutto ammirare Cortina e le montagne circostanti. Fino alla “regina delle Dolomiti” è una lunga discesa, tra boschi, laghetti e intensi profumi di vegetazione. Le gallerie e i ponti della vecchia ferrovia aggiungono un fascino speciale a questa pista su cui la fatica sembra quasi non farsi sentire.

    L’antico fascino di Cortina, oggi, si fonde un la sua nuova anima glamour: lungo le vie del centro ci sono le stesse boutique di Milano e Parigi mentre alcuni ristoranti propongono le specialità tradizionali rivisitate da chef stellati. A metà strada del percorso, Cortina è il luogo ideale per chi decidesse di spalmare l’escursione in due giorni. Va da sé che il budget ne risentirà parecchio…

    Le indicazioni della ciclabile sono ben posizionate e perdere la strada è praticamente impossibile. Dopo aver attraversato lo scenografico ponte ferroviario (attenzione ai pedoni!) si riparte alla volta di Zuel da cui si può ammirare il vecchio trampolino di Cortina, usato in occasione delle Olimpiadi invernali del 1956. Adesso la pista è in leggera, ma costante, discesa e lasciarsi spingere dalla bicicletta permette di godersi in modo ancora più piacevole la Croda da Lago, il Pelmo, la Croda Marcora e l’Antelao, che con i suoi 3.264 metri d’altezza è la seconda cima delle Dolomiti.

    Circa 20 chilometri dopo Cortina si raggiunge San Vito di Cadore e il lago di Mosigo. Ancora qualche pedalata e, a Venas di Cadore, si può decidere una deviazione verso Cibiana (quattro chilometri e 200 metri di dislivello) che offre un’impareggiabile vista sul Sassolungo. Nell’ultimo tratto l’effetto delle discesa è quasi impercettibile ma il traguardo è ormai molto vicino: mancano poco più di 10 chilometri a Calalzo di Cadore.

    IDEE PER LA SOSTA

    Funivie di Cortina

    Chi decidesse di pernottare a Cortina può sfruttare la possibilità di salire in quota per ammirare da vicino le cime che l’hanno resa famosa nel mondo. Le più famose sono quelle per le Tofane e il Faloria, dove in inverno fa tappa la Coppa del Mondo di sci. Per gli amanti del brividi si può salire ancora più in alto con quelle dirette al Cristallo (2.235) e Staunies (3.000).

    Borca di Cadore

    Questo piccolo borgo è situato nell’ampio bacino tra il monte Pelmo e il monte Antelao, due autentici colossi delle Dolomiti. La pista ciclabile è un ottimo punto di osservazione per immaginare l’opera di erosione dei ghiacciai che hanno modellato il territorio così come oggi ci si presenta.

    Tiziano Vecellio

    Maestro del colore e accorto imprenditore, Tiziano è uno degli artisti più importanti del Quattrocento. La sua casa natale a Pieve di Cadore, miracolosamente sfuggita alle devastazioni belliche, è perfettamente conservata e visitabile. Per informazioni: www.magnificacomunitadicadore.it

    Gustav Mahler a Dobbiaco

    Dal centro della cittadine della Val Pusteria si può raggiungere con una piacevole passeggiata il maso Trenker, dove il compositore Gustav Mahler trascorse diverse estati e compose la Nona sinfonia, la Decima (incompiuta) e il celebre Canto della terra. All'interno è possibile visitare la stanza occupata dal musicista insieme alla moglie Alma.

  • Pista ciclabile Riviera Berica

    Ciclabile in vista di Villa Capra detta La Rotonda

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    Da Vicenza (Vi) a Noventa Vicentina (Vi)

    È una nuova pista ciclabile, con asfalto legatissimo e ottima segnaletica. Il percorso si sviluppa totalmente in piano e non presenta difficoltà di rilievo, rendendola la destinazione ideale di famiglie e cicloturisti di qualsiasi gamba. Per i biker più tosti può servire da raccordo per alcuni anelli in mtb lungo la Riviera Berica.

     

    Informazioni

    Tipologia di percorso pista ciclabile in sede protetta
    Lunghezza 36 km
    Livello di difficoltà facile
    Fondo stradale prevalente asfalto
    Bicicletta Trekking, MTB
    Luoghi d'interesse Vicenza, Longare, Castegnero, Campiglia dei Berici, Noventa Vicentina
    Informazioni pratiche
    Gpx del percorso http://www.bicitalia.org/yourls/rivieraberica

    Alloggi per cicloturisti

    FotoCiclabile in vista di Villa Capra detta La Rotonda (M. Zocca, 2014)

    Descrizione

    Questa pista ciclabile, recentemente completata, è il più importante tassello della viabilità ciclistica nel quadrante sud della città di Vicenza. Si tratta della cosiddetta area Euganeo-Berica, più nota con il nome di Riviera Berica. Tra i tantissimi punti a favore di questo itinerario, tuttavia, non c’è sicuramente la tranquillità visto che la ciclabile è molto frequentata dagli abitanti di Vicenza e dei paesi attraversati, anche nei giorni feriali.

    La pista ciclabile ha inizio a Porta Monte e, come spesso accade, il segmento urbano non ha granché da offrire al cicloturista. Ma conviene non aumentare troppo l’andatura perché ancora prima di aver lasciato Vicenza ecco La Rotonda, regina di tutte le ville palladiane (ovviamente, visita consigliatissima).

    Si pedala in direzione sud verso l’abitato di Campedello, che si raggiunge in un paio di chilometri. A circa sei chilometri dalla partenza, tre “palazzoni” (in realtà si tratta di un interessante recupero del Cotonificio Rossi, costruito agli inizi del Novecento) annunciano il paese di Debba. Si prosegue per Longare, pedalando tra il fiume Bacchiglione, il colle di Bugano e una campagna in cui il kiwi la fa da padrone.

    Siamo in prossimità di una grande base americana (Pluto, il nome in codice assegnato dalla Nato a questo sito) anche se, con la sola eccezione del filo spinato che la delimita, è impossibile vederla visto che è totalmente sotterranea. Non è una gran perdita! Una volta arrivati a Longare, invece, è di notevole interesse la strada dei Vini Berici, un extra di circa 30 chilometri con destinazione Sossano lungo le strade nervose e bellissime ai piedi del rilievo Berico. La dritta vale soprattutto per i cicloturisti più arditi perché ci sono salite molto impegnative.

    La pista ciclabile, invece, continua a seguire rettilinei perfetti e lunghissimi che, dopo una fase iniziale in cui risultano affascinanti e perfino ipnotici, alla lunga vengono un po’ a noia. Si arriva a Ponte di Mossano che anticipa Bagni di Mossano, nota nella zona per le sue fontane di acqua calda (circa 30 gradi). Poco più avanti, in località Ponte di Barbano, il percorso si scosta dai monti Berici per avvicinarsi alle alture più modeste di Albettone. E qui il paesaggio sembra perdere un po’ del suo fascino, privo di quelle ville imponenti che segnavano l’orizzonte. Ma è solo apparenza. All’occhio più attento, infatti, non sfuggirà il gran numero di nobili fattorie, vero e proprio “status symbol” dei tempi andati in cui, avere il proprio oratorio per non mischiarsi ai servi e ai contadini, era condizione e necessaria per ambire a cariche pubblica di primo piano.

    Siamo ormai in prossimità di Noventa Vicentina, capolinea di questa ciclabile. Prima di pensare al ritorno a casa, però, è d’obbligo una visita a Villa Barbarigo-Loredan-Rezzonico e alla Chiesa parrocchiale dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia, con la pala d’altare di Giambattista Tiepolo.

     

     

     

    IDEE PER LA SOSTA

    Villa La Rotonda

    Progettata e costruita da Andrea Palladio intorno al 1570, su commissione di monsignor Paolo Almerico, la dimora è passata alla famiglia Capra nel 1591. Dal 1911 è di proprietà della famiglia Valmarana che l’ha aperta al pubblico dal 1986. Per informazioni: www.villalarotonda.it

    Strada dei Vini dei Colli Berici

    Non è necessario percorrerne l’intero anello, si può anche selezionare le cantine e le strutture agrituristiche più vicine alla ‘riviera berica’ per apprezzare il corpo e le particolarità dei rari vitigni autoctoni di questa fascia collinare. Elenchi e informazioni sul sito del consorzio: www.bevidoc.it

    Villa Barbarigo-Loredan-Rezzonico

    È una villa patrizia del tardo XVI secolo a Noventa Vicentina. Il punto di forza di questa villa sono le decorazioni a gli affreschi di artisti tra i quali Antonio Foler, Antonio Vassilacchi (l’Aliense) e Luca da Reggio (Luca Ferrari). Dalla fine del XIX secolo è adibita a sede municipale.

  • Strada del Vecchio Trenino: Pista ciclabile da Asiago a Canove

     

    Da Asiago (Vi) a Campiello (Vi)

    È uno degli itinerari ciclabili più battuti dell’Altopiano di Asiago e nonostante il fondo sterrato e qualche salitella non presenta difficoltà insormontabili. Il percorso è ben segnalato e si presta a gite primaverili, estive e autunnali. Il numero contenuto dei chilometri permette di fare avanti-indietro senza superare la mezza giornata di escursione.

    Informazioni

    Tipologia di percorso pista ciclabile in sede protetta
    Lunghezza 14 km
    Livello di difficoltà facile
    Fondo stradale prevalente
    Bicicletta Trekking, MTB
    Luoghi d'interesse Asiago, Canove
    Informazioni pratiche
    Gpx del percorso

    Alloggi per cicloturisti

    Foto

    Descrizione

    Percorso turistico sul sedime della ex ferrovia Schio-Rocchette-Asiago (da qui il nome Strada del Vecchio Trenino), a scartamento ridotto e a cremagliera nel tratto che affrontava l’impegnativa salita del Costo. Lungo i 14 chilometri del percorso si alternano prati e boschi restando sempre ai margini dei paesi e lontano dalle strade trafficate. Si parte da Asiago e fino a Canove di Roana si può trovare un certo traffico: sono gli abitanti dei due paesi che qui vengono a passeggiare, fare jogging, spingere le carrozzine. I dislivelli sono sempre moderati e il fondo, anche se prevalentemente sterrato, è molto ben curato e non nasconde alcuna insidia.

    A Canove di Roana merita una visita il piccolo Museo della Grande Guerra che, proprio sull’Altopiano, ha visto sparare il primo colpo di mortaio dal Forte Verena: erano le prime ore del giorno del 24 maggio 1915. Chi non fosse interessate alle tragiche vicende del passato, proprio di fronte all’ingresso del museo, può scattare una foto ricordo insieme alla Vaca Mora, la locomotiva del trenino a cremagliera che si gode un meritato riposo dopo anni di onorato e faticoso servizio. Da questo punto in poi la salita comincia a farsi un po’ più decisa anche se resta sempre pedalabile. Entriamo in un’abetaia profumata, da cui si esce quasi a malincuore (ma al ritorno ci si ripassa!).

    Siamo ormai in vista dell’abitato di Cesuna che troviamo subito dopo un vecchio casello ferroviario. Dentro il paese la strada diventa asfaltata: mancano un paio di chilometri all’arrivo finale a Campiello ma, prima, c’è ancora la possibilità di una deviazione al Forte Corbin, imponente fortificazione costruita proprio in cima a uno sperone roccioso a picco sulla Val d’Astico. Il forte si raggiunge dalla pista ciclabile in pochi minuti.

    Appena fuori da Cesuna ecco una bella sorpresa: una galleria di 350 metri vanta una spettacolare illuminazione che si accende alla bisogna: poco prima di entrare nel tunnel, infatti, il ciclista viene intercettato da una fotocellula che accende l’impianto. Ormai manca pochissimo a Campiello dove, dopo un po’ di meritato relax, si può girare la bicicletta e tornare ad Asiago. Questa volta, però, la strada sarà quasi tutta in discesa.

    IDEE PER LA SOSTA

    Asiago doc

    Il Consorzio di tutela del formaggio Asiago garantisce che solo il formaggio che rispetta certi criteri di produzione sia chiamato, riconosciuto e venduto come Asiago. Il più pregiato è lo Stravecchio, che è un presidio Slow Food. Prima o dopo la gita in bicicletta ritagliatevi il tempo per una degustazione. Per informazioni: www.asiagocheese.it

    Museo della Grande Guerra

    Sono esposti soprattutto gli armamenti con cui la guerra è stata combattuta: granate, fucili, baionette ed elmetti. Ma quel che colpisce di più sono gli effetti personali dei soldati come le corone del rosario, i bottoni, le piastrine di riconoscimento, le pipe, gli orologi, le bussole e le cartoline dei soldati ai familiari. Per informazioni: www.anacanove.it

    Osservatorio astrofisico di Asiago

    Fondato dall’Università di Padova nel 1942 sorge sul colle Pennar, a 1.040 metri di altezza. Quando fu inaugurato disponeva del più potente telescopio d'Europa, con uno specchio da 122 centimetri di diametro. L’osservatorio si può visitare solo su prenotazione. Per informazioni: www.pd.astro.it