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Da Roverchiara (VR) a Bergantino (RO)

Percorso realizzato quasi esclusivamente su pista ciclabile protetta. Il punto di partenza si trova sulla ciclabile destra Adige nel territorio comunale di Roverchiara. Dopo aver attraversato tale cittadina ci si immette nella pista ciclabile del Busse, toccando alcune località della bassa Veronese: Angiari, Legnago, Torretta. Da Torretta di Legnago su strade secondarie si raggiunge la ciclabile sinistra del Po nella zona compresa tra Bergantino e Castelnovo Bariano.

Informazioni

Tipologia di percorso pista ciclabile in sede protetta
Lunghezza 31 km
Livello di difficoltà facile
Fondo stradale prevalente asfalto
Bicicletta Trekking, MTB, Bici da corsa
Luoghi d"interesse Roverchiara, Angiari, Legnago, Torretta. Canale Bussè e Canalbianco
Informazioni pratiche
Gpx del percorso http://www.bicitalia.org/yourls/adigebussepo

Alloggi per cicloturisti

Fotociclabile nei pressi di Legnago, zona piscina (G. Scapini, 2014)
 
 

Descrizione

Non disponibile

IDEE PER LA SOSTA

Roverchiara

è un paese sito alla destra del fiume Adige il quale delimita il confine orientale del territorio comunale. È attraversato anche del fiume Bussè. Nella parte nord-est vi è la presenza di numerose cave e acquitrini che testimoniano la presenza di un’antica palude mentre scendendo a sud-est troviamo nella frazione di Roverchiaretta, un ponte sul fiume Adige che collega il comune con la sponda sinistra ed i territori comunali di Bonavigo e Minerbe. La Chiesa parrocchiale di San Zeno è del XIX secolo sorge su strutture di chiese precedenti. Viene citata l'esistenza di una pieve per la prima volta nel 1040 in un documento che venne distrutta da una rotta del fiume Adige nel 1470 e ricostruita nel 1526. Ampliata tra il Seicento e il Settecento assunse la forma attuale nel 1860. Nel territorio comunale ci sono n° 2 Ville.

Villa Guerra: è un'elegante villa seicentesca, che sorge in località Casalino (visitabile previo accordi coi proprietari). Ha subito nel corso dei secoli varie modifiche di ampliamento e di abbellimento. La struttura è composta dall’abitazione affiancata da alcuni edifici per il ricovero di animali ed attrezzi. La casa patronale rappresenta una vera e propria villa veneta, con un enorme salone che conduce a stanze laterali sia al piano terra che a quello superiore.

Villa Fiumi: Attualmente ospita la sede del municipio di Roverchiara. Risale al 1745 e prende il nome dalle due famiglie che l'hanno posseduta. Verso l'inizio del Novecento la villa è stata arricchita con affreschi in stile liberty, soprattutto nel salone al primo piano e sui soffitti. La struttura è quella della tipica villa veneta settecentesca e presenta sui primi due piani, il salone centrale che conduce lateralmente alle stanze. L'ingresso della villa è caratterizzato da un bel portale sormontato da un balcone con ringhiere in ferro battuto. Le finestre sono incorniciate in tufo e sono da ammirare le grondaie e le sagome dei camini sul tetto.

Angiari

il più piccolo comune della Bassa veronese. Il paese si sviluppa sotto l'argine del fiume Adige. Sono da ammirare i numerosi ponti in cotto costruiti tra il 1400 e il 1500 sul fiume Bussè. Servono ancora tutt'oggi per collegare il centro abitato del paese con le località dislocate nella parte occidentale del territorio anche se qualcuno, causa qualche cedimento strutturale, è stato rimpiazzato da moderni ponti in cemento armato. Questi ponti venivano costruiti a forma di dossi molto accentuati, permettendo sotto di essi il passaggio delle barche, in quanto il fiume Bussè è sempre stato un corso d'acqua navigabile. Anche in questo Comune ci sono n° 2 ville.

Villa Soave già Lando-Murnovo: situata nella piazza centrale del paese. È una quattrocentesca casa padronale, composta da due grandi rustici. Dalla facciata della villa si possono intuire restauri di particolari, svolti durante il Seicento e il Settecento (portale, finestroni), e su di essa sono appesi gli stemmi delle famiglie che l'hanno posseduta. Sono ancora visibili resti della torre del Quattrocento, del pozzo, stalla, fienile e barchessa oltre ad un grande muro di cinta.

Villa Fantoni già Avrese alla Paina: si trova fuori l'abitato di Angiari, ai confini con il comune di Legnago, nelle vicinanze dell'argine del fiume Adige. Conserva quasi in ogni sua parte l'aspetto originario settecentesco con i due portali, la torre colombara ed altri elementi di architettura tipici dell'epoca. La villa è circondata da una mura dotata di un maestoso cancello in ferro battuto del Settecento che una volta oltrepassato conduce ad un immenso parco ricco di molti tipi di piante e uccelli. Annesso alla villa vi è un vasto podere coltivato.

 

Legnago

La città, nota per aver dato i natali al famoso compositore di musica sacra, lirica e classica Antonio Salieri, sorge lungo la sponda destra del fiume Adige, nella Pianura Veronese. Molteplici sono le tracce che testimoniano una vita molto fiorente già durante l'Età del Bronzo (XIII secolo a.C.), grazie soprattutto al ritrovamento nel 1931 di una terramara e agli innumerevoli resti archeologici risalenti alla civiltà Etrusca tutt’oggi conservati presso il Museo Civico Fioroni e il Centro Ambientale ed Archeologico. La cittadina venne conquistata prima dai Longobardi e successivamente dai Franchi, fino a diventare attorno al Mille proprietà del vescovo di Verona il quale la cede al Comune in cambio di Monteforte d’Alpone. Successivamente, Legnago diventa un possedimento di Ezzelino IV da Romano per poi passare sotto la dominazione scaligera dal 1207 fino al 1387. Si susseguirono poi le dominazioni dei Visconti e dei Carraresi. Fondamentale per l’assetto urbanistico di Legnago fu l’annessione voluta dal popolo nel 1405 alla Repubblica di Venezia poiché fu proprio il governo della Serenissima ad affidare all’architetto Michele Sanmicheli l’arduo compito di consolidare le fortificazioni (in particolare una rocca) che vennero distrutte durante la guerra dei Cambrai, ridisegnandole a pianta stellare. Le fortificazioni furono però in gran parte smantellate nel 1801 per volere di Napoleone, che poi cedette Legnago con l'intero territorio della soppressa Repubblica di Venezia all'impero asburgico. Legnago, all'epoca, era considerato uno dei nodi fluviali più importanti del Veneto per la presenza sulle rive dell’Adige di un porto, di un ponte mobile progettato per il passaggio dei natanti ed una lunga catena di mulini. Era altresì un rinomato polo culturale grazie alla presenza di scuole, un’accademia letteraria e un teatro. Alla sconfitta di Napoleone, la cittadina tornò in mano agli austriaci, come parte del regno Lombardo-Veneto, retto da un viceré con sede in Milano e resero Legnago uno dei capisaldi del Quadrilatero nel 1814 assieme a Verona, Peschiera e Mantova. Nel 1868 e nel 1882 si registrarono due rovinose piene dell'Adige le quali distrussero gran parte del centro urbano. I successivi bombardamenti subiti durante le guerre mondiali, contribuirono a rubare alla cittadina la maggior parte delle opere architettoniche esistenti e, ad oggi, a ricordare l'imponenza di questa importante roccaforte rimane il Torrione (faceva parte della cinta muraria costruita dal Sanmicheli) in Piazza della Libertà. In Legnago ci sono tre importanti monumenti che meritano di essere visitati: Il teatro Salieri, il Museo Fioroni ed Centro Ambientale ed Archeologico.

Teatro Salieri di Legnago : venne iniziata la costruzione nel 1911 per volontà di Vittorio Bressan e Benvenuto Maggioni su commissione della "Società anonima teatrale". A causa dello scoppio del primo conflitto mondiale, i lavori di costruzione subirono una battuta d’arresto e furono ripresi in gran fretta nel 1925 per poter festeggiare il 1º centenario della morte di Antonio Salieri, noto musicista legnaghese al quale fu dedicato il teatro. Alcune difficoltà economiche colpirono la “Società anonima teatrale” la costrinsero a cedere la struttura al Comune, il quale la adibì a sala cinematografica. L'interno del teatro e la sua facciata furono pensati nel 1941 dall’architetto Luigi Piccinato, ma tale progetto non venne portato a termine e il teatro venne ultimato solamente dopo il secondo conflitto mondiale. Il teatro Salieri venne inaugurato il 15 settembre 1956 e per oltre trent'anni il suo calendario è sempre stato ricco di rappresentazioni teatrali, oltre ad essere usato anche come sala cinematografica. L'edificio venne chiuso nel 1989 per poter permettere la realizzazione di alcuni lavori di ristrutturazione e di manutenzione straordinaria al fine di adeguarlo alle norme di legge. Luciano Cenna, l'architetto a cui è stato affidato questo lavoro, ha preferito operare attraverso un restauro conservativo recuperando tutti gli elementi preesistenti. In seguito a questi lavori, il teatro è stato nuovamente inaugurato nella forma che possiamo ammirare dal 13 febbraio 1999.

Museo Fioroni: Il museo è ubicato nel palazzo ottocentesco chiamato Villa Fioroni, edificio risalente al 1887, che custodisce una raccolta privata della famiglia Fioroni. La struttura sorge nel Viale della Stazione ed è oggi sede dell’omonima Fondazione culturale (costituita grazie all’impegno e alla dedizione della fondatrice – Maria Fioroni – e riconosciuta come Ente morale dello Stato italiano nel 1958). Di particolare interesse è la “Sala Orientale” situata al piano terra della struttura la quale accoglie souvenir esotici e trofei di caccia grossa (si possono infatti ammirare lunghi fucili coloniali, vestiti di capi tribù africani e orientali oltre ad oggetti raccolti dal sig. Fioroni durante le sue spedizioni e foto d'epoca), mentre al primo piano nelle “Sale del Risorgimento” sono visibili alcuni cimeli di patrioti legnaghesi. Interessante anche la camera da letto, appartenuta all'Hotel Paglia, all'interno della quale alloggiò Giuseppe Garibaldi. Oggi il museo ha stretto varie collaborazioni con attori turistici locali per promuovere il patrimonio storico-culturale legnaghese puntando soprattutto sulla formazione degli alunni delle scuole primarie. Nella stessa struttura si possono inoltre trovare la Biblioteca Civica e l'archivio. La biblioteca Fioroni è stata inaugurata l'11 ottobre 1964 dall’onorevole Luigi Gui il quale ha consegnato a Maria Fioroni la medaglia d'oro dei benemeriti dell’Arte e della Cultura. Essa può vantare un patrimonio librario di oltre 40.000 volumi e si sostenta grazie a donazioni ricevute da privati (tra i quali il professor Gino Barbieri che ha permesso l’acquisto di 13.000 volumi). L'archivio del museo risulta essere tra i più importanti della bassa Veronese poiché esso custodisce documenti risalenti al XVI secolo; tra questi il più antico e prezioso risulta essere un catasto del Quattrocento il quale è sopravvissuto alla distruzione dell'antico archivio del Comune durante la guerra dei Cambrai. Si possono inoltre trovare: gli atti dei consigli comunali svoltesi in età veneziana, i libri expensarum (libri contabili, mappe, proclami), l'archivio ottocentesco del Consorzio di Bonifica Valli Grandi Veronesi (registri contabili, mappe del territorio, progetti di lavori effettuati), fotografie e documenti vari relativi alla prima guerra mondiale, la dominazione fascista e la seconda guerra mondiale.

Il Centro Ambientale ed Archeologico: Il Centro Ambientale ed Archeologico è stato ricavato dall’ex ospedale militare austriaco "alla Prova" nonché ex polveriera dell'epoca della prima guerra mondiale, accanto al ponte vecchio ben restaurato e valorizzato. La struttura originale risale all'Ottocento quando gli austriaci lo utilizzarono come caserma di cavalleria prima, ed ospedale poi. Il restauro è avvenuto nel 1999 rispettando e conservando la struttura preesistente. Il centro è stato voluto dal Consorzio di Bonifica Valli Grandi e Medio Veronese e la sua attività viene portata avanti grazie ad alcuni progetti congiunti dei comuni di Cerea e Legnago i quali mirano a tutelare e salvaguardare gli ambienti fluviali circostanti e sviluppare progetti archeologici. Esso è uno dei musei più estesi del nord Italia e conserva materiali unici tra i quali monili, armi, vasellame, e ricostruzioni di insediamenti e necropoli ritrovati nelle campagne della pianura veronese. Anche il Centro Ambientale ed Archeologico sta coinvolgendo le scuole per rendere i futuri cittadini più consapevoli e rispettosi dell’ambiente naturale ed archeologico che ci circonda.

Il Torrione di Legnago è sicuramente il monumento più suggestivo in città. La struttura è ciò che resta della cinta muraria un tempo posta a difesa della città. Architettonicamente il Torrione è un eccellente rappresentante dell’architettura militare locale, tanto che è giustamente definito come uno dei simboli cittadini. Il Torrione di Legnago ha avuto varie destinazioni d’uso, tra cui anche quella di prigione (al suo interno sono stati rinchiusi vari personaggi illustri, tra cui alcuni patrioti). La struttura è stata realizzata nel XVI secolo, contemporaneamente al resto delle mura cittadine, durante la dominazione della Serenissima. Nel corso degli anni, con il susseguirsi delle dominazioni, la struttura fu interessata da vari interventi, dettati sia dal mutare del gusto estetico che dal mutare delle esigenze difensive. Con l’annessione al Regno d’Italia, le mura e il Torrione persero la loro funzione difensiva; le mura furono demolite e rimase soltanto il Torrione. È possibile riconoscere ancora oggi alcuni resti delle mura, soprattutto in via Leopardi, nei pressi dell’Istituto Canossiano.

 

Chiesa di San Salvaro: l’indicazione di tale chiesa la si trova sulla ciclabile del Bussè in loc. Vangadizza.Tale chiesa romanica si trova nella vicina frazione di San Pietro e risulta essere una delle più antiche strutture del veronese. Dell'origine non si conosce che un accenno probabile, una tradizione leggendaria, mentre la tradizione più attendibile, basata sull'iscrizione posta nell'angolo nord-est della chiesa, è quella che l'aggiudica al XII secolo: «Contesa Matelda hoc opus fecit fieri 1117 D.I.C.». L'edificio sarebbe quindi stato eretto nei pressi di una strada romana per volere della contessa feudataria Matilde di Canossa sopra una preesistente chiesa databile al VI secolo d.C. (questo è deducibile dal fatto che la cripta contiene numerosi resti risalenti all'Alto Medioevo). Il complesso ha subito un lavoro di ristrutturazione novecentesca il quale, però, ha alterato la posizione originaria di alcuni elementi architettonici (tra i quali il campanile). L'edificio, all'interno, è formato di tre navate: quelle laterali sono strette e dividono la navata centrale grazie a cinque tozzi pilastri quadrangolari che sostengono sei archi a tutto sesto alternati di tufo e laterizi. L'altare è rivolto ad oriente. Una bella gradinata di marmo rosso, congiunge la parte piana col presbitero, in fondo al quale, nell'abside, si trova l'unico altare su cui si eleva la statua del Salvatore risorto; due scale congiungono poi le navate laterali con la cripta a tre absidi. I dipinti nel catino dell'abside (in particolare la Trasfigurazione di Cristo) sono del veronese Daniele dal Pozzo. All'interno della struttura si possono altresì ammirare quindici medaglioni con effigi di santi, otto bassorilievi rappresentanti alcuni stemmi austriaci provenienti dalle ormai scomparse mura di Legnago (molti, infatti, sono i frammenti provenienti dalle ex mura). Il dipinto su muro più facilmente leggibile è la Madonna con Bambino ubicata sulla faccia di un pilastro alla destra del presbiterio. L'immagine più venerata e forse anche la più antica, benché ritoccata più volte nel corso del Novecento (l’originale era di fattura trecentesca), è la Vergine detta la Madonna di San Salvaro, dipinta su una volta della cripta. Era solita essere invocata dalla popolazione locale in occasione di epidemie o di calamità naturali. Nella stessa furono impiegati dei frammenti romani e, prova di tale induzione, sono tutte le pietre lavorate che sostengono i pilastri, i due bellissimi capitelli corinzi di travertino e il fregio che poggia sul nome di Giulio e Emilio figlio di Paolo che aveva alzato il tempietto o al quale era dedicato l'arco sepolcrale, e più di tutto il leone e il cavallo che si rincorrono sulla facciata.

Torre del Serraglio della Villa Pompei – Perez di Vangadizza (del XVI secolo): le indicazioni della Corte Perez e della Torre del Serraglio si trovano sulla ciclabile del Bussè in loc. Vangadizza. Attualmente l’intera struttura non è visitabile all’interno perché è in ristrutturazione.



 

 

Canale Busse'

Nasce da risorgive poco a sud di Verona in località Palù e scorre verso sud-est. Fino a circa il 1750 si immetteva nel fiume Adige all'altezza di Roverchiara. Durante la Repubblica Veneta per evitare le periodiche alluvioni della zona venne tagliato un canale da Roverchiara fino a Legnago e venne chiuso il tratto che immetteva nel fiume Adige. Successivamente il corso da Legnago fino alla confluenza con il fiume Tartaro venne rettificato e reso navigabile con la costruzione di una chiusa in località Vangadizza di Legnago. Questa chiusa è stato uno degli ultimi atti del Senato della Repubblica di Venezia: tuttoggi si può leggere una iscrizione marmorea all'interno della chiusa che porta la data di costruzione (1776). Il Naviglio Bussè fa parte del fiume Bussè e si riferisce al corso dalla chiusa fino al centro di Legnago dove c'è una banchina per l'attracco di barconi; tale attracco venne però utilizzato solo per breve periodo finché le chiatte portavano le barbabietole allo zuccherificio di Legnago ora demolito e sostituito da un centro commerciale.

Canalbianco

È un canale di 78 km scavato seguendo l'antico letto del fiume Tartaro. Fa parte della nota Idrovia Fissero-Tartaro-Canalbianco (di 147 km), detta anche Fissero-Tartaro-Canalbianco-Po di Levante che collega Mantova al mare. Il Canalbianco, va dalla conca di Torretta Veneta fino alla conca di Volta Grimana, dalla quale parte un canale, ricavato da un antico ramo del delta del Po, chiamato Po di Levante, che sfocia nel mare in località Porto Levante del comune di Porto Viro. Si collega inoltre alla linea navigabile "Po-Brondolo" che dalla laguna di Chioggia permette di raggiungere Venezia. Il porto commerciale di Torretta non è più operativo dal 2012. Purtroppo, il punto di attracco per imbarcazioni commerciali, completato dall'amministrazione provinciale nel 2007, è senza un gestore. Secondo i piani originari della Provincia, infatti, lungo i 150 metri dello scalo fluviale dovevano fare sosta le bettoline, chiatte attrezzate per il trasporto delle merci lungo i fiumi.

Informazioni pratiche

Visitate il sito www.amicidellabicicletta.it